sabato, Gennaio 10, 2026

Musica: si è spento Ozzy Osbourne la voce dei Black Sabbath, gli inventori dell’heavy metal

di Alessandro Ceccarelli

È morto questa mattina John Michael Osbourne, per tutti Ozzy, la voce immortale dei Black Sabbath, figura chiave nella nascita dell’heavy metal, artista controverso e adorato, sopravvissuto a decenni di eccessi e trasformazioni. Aveva 76 anni. Una carriera lunga oltre cinque decenni, segnata da eccessi, successi straordinari, tragedie personali e un carisma ineguagliabile, ha reso Ozzy Osbourne non solo un artista iconico ma anche una figura culturale a tutto tondo, capace di attraversare indenne epoche, generazioni e persino realtà televisiva. Ozzy nasce a Birmingham, nella grigia Inghilterra del dopoguerra, il 3 dicembre 1948, quarto di sei figli in una famiglia operaia. Soffre di dislessia, ha un’infanzia difficile e un’adolescenza turbolenta: piccoli furti, lavori saltuari e una breve esperienza in carcere. È proprio in cella che scopre la passione per la musica. Negli anni Sessanta incontra Tony Iommi, Geezer Butler e Bill Ward: nasce così la band che nel 1968 prenderà il nome di Black Sabbath, ispirato a un film horror. Il loro suono pesante, oscuro e cupo rivoluzionerà per sempre il panorama musicale mondiale. Il debutto omonimo del 1970, Black Sabbath, seguito dallo storico Paranoid, catapulta la band nel mito. Le canzoni Iron Man, War Pigs e Paranoid diventano inni generazionali. Ozzy, con la sua voce penetrante e inquieta, incarna una nuova figura: l’antieroe del rock. Ma il successo si accompagna agli eccessi. Droga, alcol, instabilità. Nel 1979 viene licenziato dal gruppo che aveva fondato, tradito dai suoi stessi demoni. Contro ogni previsione, Ozzy rinasce. Con l’aiuto della moglie e manager Sharon Arden, lancia la carriera solista con l’album Blizzard of Ozz (1980), che contiene i classici Crazy Train e Mr. Crowley. Il chitarrista Randy Rhoads, con il suo stile classico-metal, diventa fondamentale. La morte improvvisa di Rhoads nel 1982 segna profondamente Ozzy, ma non lo ferma. Negli anni Ottanta pubblica album di successo (Diary of a Madman, Bark at the Moon, No Rest for the Wicked, No More Tears), affermandosi come leggenda del metal anche in solitaria. Il suo comportamento eccentrico e autodistruttivo diventa leggenda: morde la testa a un pipistrello sul palco, urina su monumenti storici, parla spesso di visioni e follie. Ma dietro l’immagine disturbante si cela una sensibilità ferita e un grande senso dell’umorismo. Ozzy diventa simbolo dell’eccesso e della resistenza, venerato e criticato, ma sempre presente. All’alba del nuovo millennio Ozzy diventa inaspettatamente una star della TV con il reality show “The Osbournes”, in onda su MTV. Il pubblico scopre un uomo stordito ma tenero, un padre goffo e ironico, capace di affrontare la quotidianità tra insulti, sigarette e amore per la famiglia. È la definitiva consacrazione pop. Ozzy, un tempo demone del palco, diventa anche personaggio da salotto. Dopo la reunion con i Black Sabbath nel 2013 (e l’album 13), prosegue la carriera solista con album come Black Rain, Scream, Ordinary Man (2020, con Elton John e Slash) e Patient Number 9 (2022), vincitore di Grammy. Ma la salute peggiora. Subisce diverse operazioni alla colonna vertebrale e nel 2020 rivela di avere il morbo di Parkinson, diagnosticato già nel 2003. Nonostante ciò, continua a registrare musica fino all’ultimo. Nel febbraio 2025 annuncia il ritiro dalle scene. L’11 luglio 2025, nel suo amato stadio Villa Park di Birmingham, tiene l’ultimo concerto, circondato da amici e colleghi: Metallica, Judas Priest, Iron Maiden, Guns N’ Roses. Il trono sul palco e la voce stanca non tolgono nulla all’emozione di un intero mondo che lo saluta.

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