Una stanza con giochi, lettini e piccoli arredi, apparentemente un ambiente adatto ai bambini. Ma dietro quella parvenza rassicurante si nascondeva un asilo nido abusivo, privo di qualsiasi autorizzazione e standard di sicurezza. La scoperta è avvenuta nel quartiere Torrevecchia, nella zona nord-ovest della Capitale, dove gli agenti del XIV Gruppo Montemario della Polizia Locale di Roma Capitale hanno fatto irruzione all’interno di un appartamento trasformato in struttura educativa senza alcun permesso. All’interno dell’immobile si trovavano sei bambini, di età compresa tra i 4 mesi e i 4 anni, affidati alle cure di una sola persona: una donna italiana di 38 anni, risultata essere la titolare e unica operatrice dell’attività. La struttura era priva di autorizzazione amministrativa, nulla osta igienico-sanitari e requisiti minimi di sicurezza, tanto che gli agenti hanno immediatamente disposto la chiusura dell’asilo e il riaffido dei minori ai rispettivi genitori, che sono stati contattati uno a uno per il ritiro dei figli.
L’intervento
L’operazione è scattata a seguito di una segnalazione anonima, che ha portato le autorità a monitorare l’attività per diversi giorni. Dopo aver raccolto elementi sufficienti, gli agenti sono intervenuti nella mattinata di martedì, sorprendendo la donna mentre si prendeva cura dei bambini in un ambiente domestico adattato alla meno peggio a struttura per l’infanzia. Secondo quanto emerso dagli accertamenti, l’attività era svolta completamente in nero, senza alcuna comunicazione al Comune o all’ASL, e non risultava registrata né come servizio educativo domiciliare né come micro-nido. In sostanza, una vera e propria struttura clandestina, che metteva a rischio la sicurezza e la salute dei piccoli ospiti.
La sanzione e i provvedimenti
Alla 38enne è stata comminata una sanzione amministrativa di 5.000 euro, come previsto dalla normativa comunale per l’esercizio abusivo di servizi per l’infanzia. Ma le conseguenze potrebbero non fermarsi qui. Al termine dell’intervento, la Polizia Locale ha trasmesso un dettagliato rapporto agli organi competenti, tra cui l’Ufficio Minori del Comune di Roma e la Procura della Repubblica, per l’adozione di ulteriori provvedimenti di natura civile o penale. La donna potrebbe infatti essere chiamata a rispondere anche per l’esercizio abusivo della professione e per violazioni delle norme sulla sicurezza e l’igiene, con l’eventuale aggravante della presenza di minori in età particolarmente vulnerabile.
I controlli continuano
L’intervento di Torrevecchia si inserisce in una più ampia campagna di controlli e verifiche voluta dal Campidoglio su tutto il territorio romano, in risposta all’aumento di casi di servizi educativi gestiti in forma irregolare o completamente illegale. Un fenomeno purtroppo diffuso, alimentato dalla carenza di strutture pubbliche e dai costi elevati dei nidi privati, che spinge alcuni genitori, spesso in buona fede, a rivolgersi a soluzioni alternative apparentemente economiche ma potenzialmente pericolose. Le autorità invitano i cittadini a segnalare ogni sospetto di attività irregolari rivolte ai minori. Come ha spiegato una fonte della Polizia Locale, «la tutela dei bambini è una priorità assoluta e ogni servizio dedicato alla prima infanzia deve rispondere a precisi standard di qualità e sicurezza». Nel frattempo, il caso di Torrevecchia rappresenta l’ennesimo monito: l’affidamento dei propri figli, specie in tenera età, richiede massima attenzione, e le strutture non autorizzate – anche se presentate con il volto rassicurante di una “tata esperta” – possono nascondere gravi rischi.






