L’accordo sui dazi tra Stati Uniti e Unione Europea raggiunto in Scozia regge. Nell’ordine esecutivo firmato da Donald Trump per imporre nuove tariffe a decine di Paesi, quelle per l’UE restano al 15% come stabilito nel bilaterale tra il presidente americano e la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen. Nell’ordine esecutivo si va da un minimo del 10% ad un massimo del 41% contro la Siria. Stabili i dazi sulla Gran Bretagna, al 10%, Trump ha invece modificato le percentuali di alcuni dazi rispetto all’annuncio del 2 aprile. Da oggi la Svizzera sarà colpita da una tariffa del 39%, più alta rispetto a quella minacciata mesi fa, mentre Taiwan passa al 20%, più bassa. “Abbiamo promesso che il Presidente avrebbe negoziato con i paesi di tutto il mondo per stipulare accordi commerciali su misura e dei nostri 18 principali partner commerciali, due terzi hanno già un accordo”. Lo ha annunciato la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt in un briefing con la stampa aggiungendo: “Gli altri paesi che non hanno ancora raggiunto un accordo o che hanno ricevuto una lettera, riceveranno notizie da questa amministrazione entro la scadenza di mezzanotte di stasera”, ha affermato Leavitt confermando che “sì, domani, 1° agosto, le tariffe reciproche entreranno in vigore, a meno che non vengano stipulati altri accordi entro mezzanotte”. Le tensioni commerciali tra Stati Uniti e Unione Europea non si limitano a impattare il settore manufatturiero e i lavoratori delle imprese esportatrici: anche il lavoro autonomo intellettuale rischia di subire importanti ricadute economiche. È quanto emerge dal nuovo studio ‘Le libere professioni alla prova dei dazi’ realizzato dall’Osservatorio delle libere professioni in collaborazione con Confprofessioni, Gestione Professionisti e Beprof. Attraverso un apposito Indice di vulnerabilità dei dazi USA, lo studio ha misurato l’esposizione indiretta delle libere professioni italiane a un possibile shock commerciale, sulla base della quota di fatturato generata da imprese operanti nei settori più esposti all’export verso gli Stati Uniti. ”L’accordo sui dazi tra Stati Uniti e Unione Europea è solo una tregua temporanea: le imprese italiane devono reagire con strategia e visione globale”. E’ il messaggio lanciato da Mario Pozza, presidente di Assocamerestero che, ricordando come il mercato statunitense sia sempre strategico per le imprese italiane e pertanto non possa essere abbandonato ma presidiato con maggiore proattività, richiama l’attenzione su due priorità. Primo: il rischio di affidarsi troppo a ristori e misure emergenziali, che offrono sollievo ma non risolvono i nodi strutturali. “La competitività si difende con investimenti, innovazione e coraggio strategico, non sedendosi sugli aiuti pubblici”. Secondo: la necessità per le imprese, soprattutto le pmi, di superare la dipendenza da un solo mercato e adottare una visione più ampia. “Diversificare, allearsi, internazionalizzarsi in modo dinamico: oggi non è un’opzione, è una condizione di sopravvivenza”. Le Camere di Commercio Italiane all’Estero, conclude Pozza, sono in prima linea per accompagnare le imprese: monitorano le barriere, offrono strumenti concreti per il riposizionamento e rafforzano le presenza nei mercati più colpiti, Usa in primis. “L’Ue e i Paesi membri hanno il diritto sovrano di legiferare sulle attività economiche in Europa, comprese le infrastrutture digitali. Lo scorso anno a febbraio abbiamo pubblicato il libro bianco” sul dossier e “riteniamo che imporre una tassa di rete” digitale, il cosiddetto fair share, ovvero l’equo contributo che le Big Tech dovrebbero pagare per l’uso delle reti, “non sia una soluzione praticabile”. Lo ha detto un portavoce della Commissione Ue, interpellato sull’inclusione del digitale nell’accordo Ue-Usa sui dazi. “È importante chiarire che questa esenzione non si applicherebbe soltanto alle aziende Usa”, ha aggiunto. La dichiarazione congiunta su cui l’Ue e gli Usa stanno lavorando dopo l’intesa di principio raggiunta domenica sui dazi “non è legalmente vincolante: è un impegno politico, una tabella di marcia”. Ha ribadito il portavoce della Commissione europea, evidenziando che da quel momento inizieranno i negoziati per “ulteriori esenzioni”. “La Commissione europea rimane determinata a raggiungere e garantire il numero massimo di esenzioni” sui dazi Usa “anche per prodotti tradizionali come vini e liquori”, ma “non ci aspettiamo che vini e liquori siano inclusi tra il primo gruppo di esenzioni annunciate domani dagli Stati Uniti. Pertanto questo settore, come tutti gli altri settori economici, sarà soggetto al 15%”.
L’ora dei dazi, contro l’Ue il 15%. Trump firma tariffe dal 10% al 41%, inasprite al 35% per il Canada






