giovedì, Gennaio 15, 2026

Ex Forlanini, verso la svolta: ecco a che punto è la trattativa tra Italia e Santa Sede

L’ex ospedale Carlo Forlanini, struttura storica romana inaugurata negli anni Trenta per la cura della tubercolosi e chiusa nel 2015, potrebbe presto trasformarsi nel nuovo cuore sanitario dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù. Il primo passo ufficiale è stato compiuto l’8 febbraio 2024 con la firma di una Dichiarazione di Intenti tra il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, e il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato della Santa Sede. La dichiarazione elenca una road map articolata: la Santa Sede acquisirà l’area per un prezzo da definire; l’INAIL riceverà il diritto di superficie, definirà i termini temporali ed economici; sarà poi l’INAIL a costruire il nuovo ospedale; successivamente, la Santa Sede pagherà un canone d’affitto per utilizzare la struttura, compensando l’investimento realizzato. Il nuovo polo dovrebbe offrire spazi quattro volte superiori a quelli dell’attuale sede di Sant’Onofrio, considerata ormai insufficiente per le esigenze di assistenza pediatrica, ricerca e sviluppo. Tuttavia, l’iter legislativo e amministrativo è complesso. Il complesso Forlanini è stato originariamente identificato come bene pubblico indisponibile e oggetto di contenziosi legali già a partire dal 2016, quando con una delibera regionale si autorizzò la vendita – decisione che suscitò opposizione e ricorsi al TAR.
Sul fronte economico, alla base della discussione vi sono valutazioni fortemente divergenti: alcuni denunciano una svalutazione dell’immobile pubblico (da 278 milioni iniziali a circa 70 milioni stimati), e ritengono che i costi di ristrutturazione (tra i 450 e i 600 milioni) verranno coperti con fondi pubblici INAIL, mentre il Vaticano beneficerà di esenzioni fiscali e immunità considerati di lusso. Le reazioni non tardano ad arrivare: associazioni come Cittadinanzattiva, Italia Nostra e comitati locali hanno sollevato preoccupazioni sul trasferimento di beni pubblici a un’entità privata-estera, prospettando una perdita di controllo sui servizi sanitari e patrimoniali
L’Espresso
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