Il fuoco israeliano ha ucciso almeno 50 palestinesi a Gaza in 24 ore, hanno dichiarato le autorità sanitarie locali, mentre il bilancio delle vittime a Gaza supera quota 63.000. Il ministero della Salute di Gaza ha riferito che 63.025 persone sono morte dall’inizio della guerra, il 7 ottobre 2023. Intanto i palestinesi affrontano l’inizio dell’offensiva allargata di Israele a Gaza City. Il conteggio non distingue tra combattenti e civili uccisi nei 22 mesi di guerra tra Israele e Hamas. Il ministero afferma che cinque persone sono morte per cause legate alla fame nell’ultimo giorno, portando il bilancio a 322, inclusi 121 bambini. L’Onu ha dichiarato che resterà a Gaza City nonostante le operazioni militari israeliane. “Noi e i nostri partner – ha detto il portavoce, Stephane Dujarric – restiamo a Gaza City per fornire supporto salvavita, con l’impegno di servire le persone ovunque esse si trovino”. “Ci aspettiamo che il nostro lavoro – ha aggiunto – sia pienamente facilitato e ricordiamo alle parti che i civili, compresi gli operatori umanitari, devono essere protetti in ogni momento. Le strutture umanitarie e le altre infrastrutture civili devono essere ugualmente salvaguardate”. Dujarric afferma che la decisione di Israele di interrompere le pause tattiche giornaliere a Gaza City, ora dichiarata “zona di combattimento pericolosa”, minaccia sia la vita delle persone che la capacità degli operatori umanitari di operare. I team delle Nazioni Unite hanno riferito che, sebbene le pause avessero lasciato spazio all’azione umanitaria, “sono stati comunque osservati bombardamenti nelle aree e nei momenti in cui tali pause erano state dichiarate”. L’Ufficio per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA) ha sottolineato che “le operazioni di soccorso salvavita devono essere rese possibili, non annullate”. Dujarric ha avvertito che costringere le persone a spostarsi più a sud rischia di essere “la ricetta per il disastro” e potrebbe equivalere a un trasferimento forzato. E ha affermato che le Nazioni Unite si aspettano che il loro lavoro venga facilitato, ricordando alle parti che i civili e le strutture umanitarie “devono essere protetti in ogni momento”. Gli Stati Uniti hanno revocato i visti a funzionari dell’Autorità Palestinese e dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina in vista degli incontri previsti il mese prossimo presso la sede delle Nazioni Unite a New York. Secondo Washington, le iniziative portate avanti dall’Autorità Palestinese “hanno contribuito in modo significativo al rifiuto di Hamas di liberare i propri ostaggi e al fallimento dei colloqui per il cessate il fuoco a Gaza”. Il Dipartimento di Stato non ha precisato quali funzionari siano stati colpiti dalla revoca dei visti. Il bilancio delle vittime dall’inizio della guerra a Gaza ha superato i 63mila morti. Lo ha riferito il ministero della Sanità della Striscia nel suo ultimo aggiornamento quotidiano, spiegando che nelle ultime 24 ore sono state uccise in attacchi israeliani 59 persone, fra cui 23 che erano in cerca di aiuti umanitari, il che porta a 63.025 il bilancio complessivo dei morti dall’inizio del conflitto. I feriti sono complessivamente 159.490. Il conteggio non distingue fra combattenti e civili. Il ministero fa parte del governo guidato da Hamas ed è composto da professionisti del settore medico. Onu ed esperti indipendenti lo considerano la fonte più affidabile sulle vittime della guerra. Israele contesta queste cifre, ma non ha fornito le proprie.
Israele attacca Gaza City, almeno 50 morti. Trump chiude l’Onu all’Anp, revocati i visti
