domenica, Agosto 31, 2025

Serrande abbassate e insegne spente: il commercio di Civitavecchia in cerca di futuro

Serrande abbassate, insegne storiche che scompaiono, vetrine vuote che raccontano più di mille parole. La crisi del commercio non è più soltanto congiunturale: è una crisi strutturale che si fa sentire anche tra le vie del centro di Civitavecchia. Dopo l’inchiesta sui minimarket e l’allarme lanciato dall’associazione Civitavecchia C’è, torna a intervenire Tullio Nunzi, ex dirigente di Confcommercio, che rilancia il dibattito e mette in fila criticità e nodi irrisolti. «Come non condividere la proposta del presidente Melchiorri sull’istituzione di un tavolo permanente per il commercio cittadino?» osserva Nunzi. Ma subito aggiunge: «La vera tragedia è la mancanza di una proposta, di un’alternativa». Per l’ex dirigente non bastano le denunce o i richiami, serve una strategia complessiva che tenga insieme commercio, porto e città. Il tema è caldo: secondo una stima di Confcommercio i minimarket in città sono ormai una trentina. Una proliferazione che, per molti, rischia di soffocare il commercio tradizionale, senza però portare benefici reali al tessuto urbano. «Dov’è la strategia generale? Dove sono progetti e azioni concrete per il rilancio dell’economia locale?» domanda Nunzi, sottolineando la desertificazione del centro, l’arredo urbano trascurato, l’assenza di eventi e iniziative capaci di sostenere anche momenti chiave come i saldi estivi. Un quadro che si aggrava con le nuove regole sul suolo pubblico, considerate «una mazzata per i bottegai» e un vantaggio per le attività più grandi. Un contesto dove, secondo Nunzi, rischia di prevalere il «tanto di tutto, tanto di niente», senza un disegno complessivo capace di dare equilibrio e prospettive. Da qui la proposta di un tavolo permanente con esperti e categorie, ma con un avvertimento chiaro: «D’accordo sul tavolo – spiega – ma poi bisogna portare idee, proposte concrete, che al momento sono assai vacue». Il futuro del commercio civitavecchiese, insomma, non può attendere. Servono risposte rapide e una visione capace di connettere porto, turismo, quartieri e negozi di vicinato. Perché dietro ogni serranda che si abbassa, non si spegne solo un’insegna: si perde un pezzo di città.

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