venerdì, Maggio 22, 2026

Bayrou lascia l’Eliseo dopo essersi dimesso. I papabili e gli scenari possibili. Una crisi con radici profonde

L’esperienza Bayrou si chiude dopo solo nove mesi, con la prima crisi provocata da un voto di fiducia chiesto dal premier in carica e non dall’opposizione. Si apre di nuovo, dunque, un periodo di grande incertezza politica in Francia. Bayrou è atteso all’Eliseo per rimettere il suo mandato nelle mani del presidente Macron. Tra gli scenari possibili, il più probabile al momento è che il presidente affidi l’incarico a un nuovo primo ministro, che faccia approvare il bilancio – e scongiuri il rischio di un attacco dei mercati – e resti in carica almeno fino alle prossime presidenziali, nel 2027. Imprescindibile, per dare l’ok al nuovo premier, che il nome proposto piaccia ai socialisti. Ma è difficile che il profilo esca dalle file del Ps, che non avrebbe i numeri: diverse forze politiche lo hanno messo in chiaro. Il premier Bayrou aveva chiesto al Parlamento l’approvazione di un piano di risparmi da 44 miliardi, indispensabile per ridurre il deficit e il debito pubblico (attualmente al 5,8% e 113% del Pil). Quando si insediò disse: “Davanti a noi abbiamo un Himalaya di difficoltà”, ma non è riuscito a scalarne la vetta. La situazione politica instabile minaccia una recessione economica e un aumento dei costi del debito. La legge di bilancio che propone tagli sociali controversi ha già scatenato forti proteste, altre sono previste per il 10 settembre. Dalla scelta di un successore di Bayrou alle dimissioni del presidente Macron (molto improbabili), passando per lo scioglimento dell’Assemblea e la convocazione di nuove elezioni: i tre scenari aperti al momento per la soluzione della crisi di governo apertasi ieri in Francia. Alla ricerca di un profilo anti-Rassemblement National e compatibile con i socialisti, i macroniani starebbero vagliando in queste ore l’ipotesi del Républicains Xavier Bertrand per la guida del governo. Secondo fonti di Le Figaro, un “fedele” del presidente della Repubblica ha confidato che “l’identikit è quello di una personalità conosciuta, rassicurante, che combatta il Rassemblement National, che abbia ricoperto cariche di responsabilità a livello locale ma anche più importanti e che non sia stato in precedenti governi di Macron. A sinistra, un Bernard Cazeneuve. A destra, uno Xavier Bertrand”. “Non tutto può essere deciso dall’Eliseo. Abbiamo un’Assemblea nazionale senza maggioranza assoluta: è con i partiti che dobbiamo trovare un modo per condividere il compromesso”: lo ha dichiarato Gabriel Attal, leader del partito Renaissance in un’intervista all’emittente Tf1. L’ex primo ministro ha fortemente criticato la soluzione di un nuovo scioglimento dell’Assemblea, richiesta dai deputati di estrema destra del Rassemblement National. “Abbiamo bisogno di un bilancio entro il 31 dicembre”, ha avvertito Attal. “E per quanto riguarda il volume di risparmi auspicato da Bayrou, penso che sia meglio avere un bilancio con meno risparmi che nessun bilancio. Potrebbe non essere perfetto per tutti, ma garantira’ stabilita’”, ha argomento Attal.

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