venerdì, Gennaio 9, 2026

Addio a Robert Redford: il gigante del cinema si è spento a 89 anni nella sua casa nello Utah

Tra suoi film ricordiamo “Corvo Rosso non avrai il mio scalpo”, “Butch Cassidy”, “La stangata”, “Come eravamo”, “I tre giorni del Condor” e “La mia Africa”. Come regista vinse l’Oscar con “Gente comune”

Robert Redford per quasi sessant’anni ha rappresentato dietro e davanti la macchina da presa i migliori valori espressi dagli Stati Uniti. Da sempre un convinto liberal e democratico, nel corso della sua carriera ha raccontato l’epopea del west (Jeremiah Johnson e Butch Cassidy), la storia drammatica tra le due guerre mondiali (Come eravamo), le speranze e le illusioni degli anni ’20 (il Grande Gatsby) e gli intrighi del potere degli anni ’70 (I tre giorni del Conder e Tutti gli uomini del presidente). L’altro aspetto caro alla sua poetica è senza alcun dubbio l’attenzione verso l’ambiente (Il cavaliere elettrico) e l’introspezione psicologica all’interno di una famiglia borghese (Gente Comune). Uno degli ultimi film in veste da regista è stato “Leoni per agnelli”, dura critica alla politica del presidente Bush dopo l’invasione dell’Afghanistan e dell’Iraq.

di Alessandro Ceccarelli

Il mondo del cinema piange Robert Redford, attore, regista e produttore tra i più amati di Hollywood, morto all’età di 89 anni nella sua casa di Provo, nello Utah. La notizia, confermata al New York Times da Cindi Berger, CEO dello studio di comunicazione Rogers & Cowan PMK, ha scosso l’intero panorama cinematografico internazionale. Redford si è spento nel sonno, circondato dall’affetto dei familiari, lasciando un vuoto profondo nella cultura cinematografica mondiale. Redford, nato a Santa Monica nel 1936, è stato una delle figure più iconiche della settima arte: un attore dal fascino intramontabile, un regista raffinato e un produttore visionario, capace di coniugare eleganza e impegno civile in una carriera durata oltre sei decenni. La sua ascesa a Hollywood cominciò negli anni ’60 con ruoli in serie televisive e film di genere tra cui “La caccia” con Marlon Brando e Jane Fonda e “A piedi nudi nel parco”. Il vero successo arrivò nel 1969 con “Butch Cassidy and the Sundance Kid”, in cui recitò accanto a Paul Newman. Quel ruolo gli regalò lo status di star internazionale e gli aprì le porte a una serie di successi memorabili come “Corvo Rosso non avrai il mio scalpo” (1972, “La stangata” (1973), “lo struggente “Come eravamo” (1973), “Il grande Gatsby” (1974), “I tre giorni del Condor” (1975) e “Tutti gli uomini del presidente” (1976), in cui vestì i panni del giornalista Bob Woodward, contribuendo a rendere immortale il cinema politico d’inchiesta. Oltre a essere un attore di straordinario carisma, Redford fu un regista di grande sensibilità. Gli anni ’70 li chiuse con “Brubaker”, pellicola impegnata sul mondo delle carceri. Nel 1980 esordì dietro la macchina da presa con “Gente comune”, che vinse quattro premi Oscar, tra cui quello per il miglior film e la miglior regia, consacrandolo come autore di primo piano. Seguono altri lavori di spessore come “Quiz Show” (1994), candidato a quattro Oscar, e “La leggenda di Bagger Vance” (2000). Redford ha lasciato un segno indelebile anche come promotore del cinema indipendente: nel 1981 fondò il Sundance Institute e il relativo Sundance Film Festival, che ancora oggi rappresentano il principale palcoscenico mondiale per il cinema indipendente, lanciando le carriere di registi come Quentin Tarantino, Steven Soderbergh e i fratelli Coen. La sua carriera fu costellata di riconoscimenti: Oscar alla carriera nel 2002, due Golden Globe, una Legion d’Onore francese e il Kennedy Center Honor. Ma, oltre ai premi, Redford è stato per decenni simbolo di un cinema che unisce intrattenimento e riflessione, glamour e profondità. Negli ultimi anni aveva annunciato il ritiro dalle scene come attore, salutando il pubblico con il film “The Old Man & the Gun” (2018), un testamento artistico in cui incarnava ancora una volta il fascino del fuorilegge romantico. Con la sua morte, Hollywood perde non solo una stella, ma un uomo che ha saputo influenzare il cinema come interprete, autore e mentore di nuove generazioni, rimanendo fino all’ultimo un punto di riferimento etico e artistico.

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