lunedì, Febbraio 23, 2026

Gaza, un milione di sfollati. Onu, gli Stati Uniti mettono il veto al cessate il fuoco 

Gli Stati Uniti hanno posto il veto a una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU che chiedeva un cessate il fuoco immediato e permanente nella Striscia di Gaza, insieme al rilascio degli ostaggi e alla rimozione delle restrizioni sugli aiuti umanitari.

Il testo, presentato dai dieci membri non permanenti e approvato dagli altri 14 membri del Consiglio, è stato bloccato dal solo voto contrario americano, evidenziando ancora una volta l’isolamento di Washington su questo tema. La risoluzione denunciava la situazione umanitaria a Gaza come “catastrofica”, esortando Israele a revocare immediatamente tutte le restrizioni alla consegna degli aiuti per i 2,1 milioni di palestinesi nel territorio e a garantirne una distribuzione sicura e senza ostacoli.

Inoltre, il testo chiedeva il rilascio “incondizionato, dignitoso e immediato” degli ostaggi detenuti da Hamas. Tuttavia, gli Stati Uniti hanno giustificato il veto sostenendo che la bozza non condannava adeguatamente Hamas e tracciava un “falso parallelo” tra Israele e il gruppo palestinese.

“La guerra potrebbe finire oggi se Hamas rilasciasse gli ostaggi”, ha dichiarato una rappresentante USA al Palazzo di Vetro, sottolineando che il testo risultava inaccettabile per la mancata condanna esplicita di Hamas.

La decisione ha riacceso le tensioni all’interno del Consiglio di Sicurezza, con gli Stati Uniti che si trovano isolati rispetto agli altri membri, tutti favorevoli alla risoluzione. Il veto riflette le divergenze persistenti sulla gestione del conflitto a Gaza, in un contesto di crescente pressione internazionale per affrontare la crisi umanitaria e trovare una soluzione al conflitto. La comunità internazionale rimane divisa, mentre la situazione a Gaza continua a deteriorarsi. L’Ufficio Onu per gli affari umanitari ha segnalato che le “ultime linee di sopravvivenza per i civili nella citta’ di Gaza stanno crollando, in mezzo all’intensificarsi delle operazioni militari”. “In soli cinque giorni – ha dichiarato il portavoce, Stephane Dujarric – undici strutture dell’Agenzia Onu per il soccorso e l’occupazione, che servivano come rifugi di emergenza per circa 11 mila persone a Gaza City, sono state danneggiate da colpi diretti o indiretti”.

Il numero di sfollati all’interno della Striscia sta aumentando rapidamente, superando ormai il milione di persone dall’interruzione del cessate il fuoco a meta’ marzo. Solo nell’ultimo mese, ha aggiunto Dujarric, sono stati registrati “circa 200 mila nuovi sfollati dal nord al sud di Gaza, di cui 56 mila solo da domenica, e questo fino a ieri”. Gli sfollati dormono per strada o in tende di fortuna. “Gaza è la prova definitiva e due milioni di persone da due anni pagano il prezzo del nostro fallimento nel fermare la macchina di morte lanciata contro di loro. Non possiamo più deluderli”. Lo ha detto l’ambasciatore palestinese all’Onu Ryad Mansour al Consiglio di Sicurezza dopo il veto Usa alla risoluzione su Gaza. “Israele non ha il diritto di massacrare i palestinesi. Israele non ha il diritto di commettere un genocidio. Israele non ha il diritto di commettere una pulizia etnica”, ha detto ancora l’ambasciatore palestinese all’Onu. “Israele – ha sottolineato – non ha il diritto di affamare un popolo, e non ha il diritto di sfollare e spodestare una nazione”.

Emergency si unisce alle mobilitazioni per la fine dei bombardamenti nella Striscia di Gaza in occasione dello sciopero proclamato dalla Cgil per venerdì 19 settembre: “Da più di un anno, attraverso i nostri operatori sanitari sul campo, siamo testimoni diretti della violenza indiscriminata esercitata contro gli abitanti della Striscia di Gaza in una spirale di disumanizzazione crescente. In 31 anni di interventi umanitari in zone di conflitto non abbiamo mai visto una tale brutalità, contro così tante persone, concentrate in pochi chilometri quadrati. Gaza City – commenta l’Ong fondata da Gino Strada – è stata distrutta e la sua popolazione è intrappolata tra bombe e macerie. Non c’è più un luogo sicuro per chi cerca di sopravvivere e nemmeno per chi fugge. Senza cibo, acqua e cure”. Emergency, ricorda ancora l’Ong – è presente nella Striscia con una sua clinica nella località di al-Qarara, nel governatorato di Khan Younis, dove visita in media 250 persone al giorno. Offre la sua assistenza anche nella clinica di medicina di base allestita dall’associazione locale Cfta (Culture & Free Thought Association) ad al-Mawasi, dove da novembre 2024 a luglio 2025 ha effettuato oltre 19.000 visite.

Emergency è anche partita con la sua nave di ricerca e soccorso per accompagnare la Global Sumud Flotilla, con funzioni di nave osservatrice e di supporto medico e logistico. ”Finora l’Europa non ha voluto assumere azioni concrete per garantire la sopravvivenza delle centinaia di migliaia di civili che subiscono quotidianamente questa ferocia. E si è fatta complice di quanto sta succedendo a Gaza, che il recente pronunciamento della Commissione internazionale indipendente delle Nazioni Unite per l’inchiesta sui Territori palestinesi occupati ha definito come ‘genocidio’. La voce dei cittadini e delle cittadine italiane è fondamentale per obbligare il governo ad agire ora”.

Hamas ha avvertito che gli ostaggi sono sparsi nei quartieri di Gaza City e che l’espansione dell’operazione militare israeliana in città implica che nessuno di loro verrà restituito dalla prigionia. “Gaza non sarà un obiettivo facile per l’esercito e non ci preoccuperemo della vita degli ostaggi, finché Netanyahu decide di ucciderli”, ha affermato il gruppo militante palestinese secondo quanto riporta Haaretz. “Il loro destino sara’ lo stesso di Ron Arad”, pilota israeliano abbattuto nei cieli del Libano nel 1986, fatto prigioniero da Amal e di cui non si è saputo più nulla. “L’inizio dell’operazione a Gaza City significa che il nemico non riavrà un solo ostaggio, vivo o morto”, ha aggiunto Hamas, assicurando che “Israele sta entrando in una guerra di logoramento che gli costerà un ulteriore numero di morti e ostaggi”.

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