giovedì, Gennaio 8, 2026

Addio a Jack DeJohnette, il mago del ritmo: il jazz perde uno dei suoi giganti

di Alessandro Ceccarelli

Il mondo della musica è in lutto per la scomparsa di Jack DeJohnette, uno dei batteristi più influenti e innovativi della storia del jazz. La notizia, diffusa da Clash Music e rilanciata da colleghi e amici come Marvin “Smitty” Smith e Ulysses Owens Jr., ha scosso la comunità musicale internazionale, segnando la fine di un’epoca. DeJohnette, nato a Chicago il 9 agosto 1942, è stato un artista capace di rivoluzionare il linguaggio della batteria jazz fondendo groove, sperimentazione e spiritualità. Dalla sua formazione nei club di Chicago fino all’ascesa sulla scena newyorkese, la sua carriera è stata una continua esplorazione sonora. La svolta arrivò alla fine degli anni Sessanta, quando Miles Davis lo scelse per sostituire Tony Williams nel suo storico quintetto: con lui incise Bitches Brew, l’album-manifesto che avrebbe cambiato per sempre il jazz, aprendo la strada alla fusion e alle contaminazioni con rock e psichedelia. Durante i tre anni trascorsi al fianco di Davis, DeJohnette contribuì a ridefinire il linguaggio ritmico del Novecento, diventando un punto di riferimento per generazioni di musicisti. Collaborò con leggende come Chick Corea, John McLaughlin, Pat Metheny, Keith Jarrett e Herbie Hancock, spaziando dal free jazz alle sonorità più intime e contemplative della ECM Records, per la quale incise molti dei suoi lavori più iconici. Tra le sue opere più personali, Music For The Fifth World rimane un capolavoro di spiritualità e ricerca, un tributo alle sue origini nativo americane e alla connessione tra musica e natura. In quell’album, DeJohnette riuscì a fondere percussioni tribali, elettronica e jazz contemporaneo in un linguaggio unico e universale. Jazz Dispensary lo ha definito “uno stregone del ritmo”, capace di trasformare ogni battito in narrazione e ogni silenzio in tensione emotiva. Il batterista Marvin “Smitty” Smith ha ricordato il suo maestro con parole commosse: “Jack non era solo un genio, era una guida. Ci ha insegnato a suonare con l’anima, non solo con le mani.” Con la morte di Jack DeJohnette, il jazz perde non solo un gigante del ritmo, ma anche un visionario che ha saputo unire mondi musicali lontani, aprendo strade che ancora oggi continuano a ispirare.

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