Le tracce – almeno dagli esiti dell’ultima perizia, quella di Denise Albani – portano ad una “figura di sesso maschile”, cromosoma Y, un maschio, compatibile con il Dna della famiglia Sempio: padre, zii, eventuali cugini maschi, ma si tratta di poche persone, nessuna delle quali ha mai messo piede nella casa del delitto, dove fu assassinata Chiara Poggi. Tranne una: Andrea Sempio. Il risultato delle analisi compiute sul Dna trovato sulle unghie restringe il cerchio e secondo quanto scrive il Corsera, si va verso una probabile richiesta di rinvio a giudizio, all’inizio dell’anno nuovo. Il Dna non è la “pistola fumante” del caso Garlasco, ma un elemento che oggi — il risultato dell’incidente probatorio avrà valore di prova in un eventuale processo — rischia di pesare come un macigno. Per anni si è detto che quei dati sul Dna non erano utilizzabili per qualsiasi tipo di comparazione, ma gli esiti dell’incidente probatorio smentiscono il lavoro del perito del processo d’appello Francesco De Stefano, il genetista che estrasse il materiale genetico dalle unghie di Chiara. Nel 2014 era stata la parte civile, ossia la famiglia Poggi, a pretendere quell’accertamento nella convinzione che “Ci fosse il Dna dell’assassino”. Poi accertato il mancato match con quello di Alberto Stasi (condannato a 16 anni), l’avvocato Gian Luigi Tizzoni e il genetista Marzio Capra hanno sempre sostenuto l’inutilità di quei dati. Tesi ribadita anche ieri: “Un dato scientifico non attendibile”. Come scrive sempre il Corsera. Mentre per i legali dei Poggi si tratta di valori “non consolidati”, ossia non replicati come prevedono le procedure dall’allora perito De Stefano. Ora la battaglia si sposta (anche) sul piano tecnologico: i software usati per la biostatistica sono lo standard internazionale anche in campo forense. E lo ha spiegato, in aula, la perita Albani indicando appunto quali programmi avrebbe utilizzato: uno che prende in considerazione 349.750 soggetti nel mondo e l’altro con 39 mila profili europei. Per questo ora la battaglia si sposta sul «come» il Dna di Andrea Sempio sia finito sulle mani della vittima. Per la difesa, lui frequentava la casa assiduamente e si tratta di un Dna da contatto indiretto. Chiara avrebbe banalmente toccato un oggetto (il telecomando, la tastiera del pc) manipolato in precedenza da Sempio, perché il Dna rimane sulle superfici a lungo. I magistrati di Pavia ritengono di aver ricostruito nel dettaglio anche il movente. Per questo gli inquirenti – secondo quanto filtrerebbe dal’indagine in corso, e raccolto dal Corriere della sera – parlano di “plurimi indizi contro Sempio”. L’orientamento dei pm è di chiudere le indagini all’inizio del nuovo anno e procedere con la richiesta di rinvio a giudizio. Poi gli stessi magistrati pavesi potrebbero inviare le carte alla procura generale di Milano per valutare la revisione alla condanna di Stasi.






