L’esterno della sinagoga che si trova nel quartiere romano di Monteverde è stato vandalizzato con scritte antisioniste. Il primo a darne notizia è il presidente della comunità ebraica della Capitale Victor Fadlun: “Gesto che oltraggia la comunità ebraica”. E chiede un intervento forte del Governo contro l’antisemitismo. Imbratta anche con lo spray nero la targa che ricorda il piccolo Stefano Gaj Taché, il bambino di 2 anni che rimase ucciso nel 1982 durante l’attentato al Tempio maggiore di Roma. Sull’accaduto lo sdegno unanime della politica e delle istituzioni. Molti i messaggi consegnati alle agenzie da parte di politici italiani di tutti gli schieramenti. Prese di posizioni nette anche da parte delle istituzioni locali. Le scritte comparse nella notte al tempio Beth Michael a Monteverde “sono un gesto infame che ferisce la Comunità ebraica e offende l’intera città”. Lo dichiara in una nota il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri. “Naturalmente ho già chiesto all’ufficio decoro di Roma Capitale – aggiunge – di ripulire tutto al più presto, ma voglio esprimere la mia solidarietà alla Comunità ebraica romana, che sa di poter contare sul sostegno convinto delle istituzioni, del Campidoglio e di tutti i Municipi. Colpire un luogo di culto e vandalizzare la targa dedicata a Stefano Gaj Taché, bambino vittima del terrorismo, è un atto gravissimo che mira a incrinare il rispetto che tiene unita la nostra comunità civica, ma non accadrà: saremo sempre accanto agli ebrei romani e continueremo a difendere i valori democratici della nostra città contro ogni forma di antisemitismo e di intolleranza”. L’Unione giovani ebrei d’Italia (Ugei) condanna con fermezza il vergognoso atto vandalico contro la Sinagoga di Monteverde. “Le scritte comparse sui muri e l’imbrattamento della targa dedicata a Stefano Gaj Taché – si legge in una nota – sono un insulto alla comunità ebraica e allo stesso tempo un attacco frontale all’Italia e ai valori su cui si fonda la nostra democrazia. Stefano aveva due anni: era la più giovane vittima del terrorismo antiebraico in Italia. Il 9 ottobre 1982 fu ucciso davanti al Tempio Maggiore di Roma durante l’attacco portato a termine da un commando terrorista palestinese. Infangarne oggi la memoria significa colpire un bambino italiano, cancellare una pagina tragica della nostra storia recente e sfidare apertamente i valori della Repubblica”. Pe l’organizzazione ebraica “chi compie atti del genere non sta facendo politica, né esprimendo dissenso. Sta alimentando l’antisemitismo: lo stesso odio che ha già ferito l’Italia in passato e che sta riaffiorando con inquietante disinvoltura”.






