Il 1° gennaio 2026 segna ufficialmente la fine dell’era del carbone “produttivo” a Civitavecchia. La centrale di Torre Valdaliga Nord (TVN) entra in “Riserva Fredda”, segnando la sospensione della produzione elettrica da carbone, ma aprendo al contempo una fase di incertezza sul futuro energetico e finanziario del territorio. L’informativa del ministro Pichetto Fratin ha chiarito che la misura è intesa come salvaguardia della sicurezza energetica nazionale, ma per Civitavecchia rappresenta un vincolo delicato, che rischia di paralizzare la transizione verso nuove fonti. L’amministrazione comunale, guidata dal sindaco Marco Piendibene, ha già delineato una strategia di bilancio fondata su un realismo contabile necessario, ma che deve farsi ferocemente battagliera. Il nodo centrale risiede nell’eredità degli “imbullonati” (L. 208/2015): turbine e caldaie, pur fisicamente presenti, sono escluse dal calcolo della rendita catastale. Fino a oggi, il Comune riceveva un ristoro annuo da 6 milioni di euro grazie a una convenzione con Enel, compensando la perdita di gettito Imu. Con lo spegnimento dei gruppi a carbone, Enel ha dichiarato che tale compenso non è più dovuto. Il risultato è paradossale: l’impianto resta fisicamente presente, i “corpi morti” rimangono al loro posto, ma la legge non permette di considerarli come tali. Per colmare il vuoto, l’amministrazione ha dovuto ricorrere a una manovra straordinaria, aumentando l’addizionale Irpef allo 0,8%, chiedendo un sacrificio ai cittadini anche in piena emergenza sociale. La situazione si complica ulteriormente con la richiesta di Enel di 60 milioni di euro annui per mantenere Torre Valdaliga Nord in regime di “Riserva Fredda”. Questo importo certifica che l’impianto continua a produrre valore: non più elettricità da carbone, ma un servizio strategico di sicurezza nazionale. Di conseguenza, l’interlocutore principale non è più l’azienda energetica, ma il Governo, chiamato a definire modalità di compensazione e regole chiare per il territorio che, per decenni, ha ospitato un sito di importanza cruciale per la rete elettrica italiana. Civitavecchia si trova così a un bivio storico: da una parte l’eredità industriale e fiscale del carbone, dall’altra la necessità di garantire la sicurezza energetica nazionale senza gravare ulteriormente sui cittadini. Il 2026 si apre con un equilibrio fragile, dove scelte politiche e negoziali saranno decisive per il futuro della città e della centrale di Torre Valdaliga Nord.
Civitavecchia, fine dell’era del carbone: Torre Valdaliga Nord entra in “Riserva Fredda” tra incertezze e conti da rivedere






