Ladispoli si prepara a ricevere un finanziamento regionale di circa 10 milioni di euro per la realizzazione di una barriera sommersa lungo il litorale, da Torre Flavia fino a San Nicola. L’opera, progettata per contrastare l’erosione delle spiagge, riaccende però il dibattito tra tecnici, cittadini e ambientalisti sul suo reale impatto e sulla sostenibilità a lungo termine. Secondo gli esperti, se da un lato la barriera potrebbe ridurre temporaneamente la perdita di sabbia sulle spiagge più fragili, dall’altro il progetto rischia di rivelarsi inefficiente e potenzialmente pericoloso per i bagnanti, con un aumento significativo dei costi di manutenzione. Inoltre, lo spostamento dei detriti provocato dalla barriera potrebbe favorire l’allungamento delle spiagge non protette, beneficiando territori adiacenti a Ladispoli e lasciando la città in una posizione di vantaggio relativo, ma senza risolvere il problema principale. Critici del progetto sottolineano come molte palazzine costruite nel secolo scorso a ridosso della costa abbiano già subito gli effetti dell’avanzata del mare, dimostrando che la barriera potrebbe rappresentare più un’ostinazione contro natura che una scelta efficace e sostenibile. Il rischio è quello di intervenire in maniera invasiva sul litorale senza affrontare le cause reali dell’erosione e senza offrire soluzioni durature per la tutela delle spiagge e della sicurezza dei bagnanti. Ladispoli si trova quindi di fronte a una sfida complessa: conciliare la necessità di protezione del litorale con la sostenibilità ambientale e i costi economici, in un contesto in cui ogni intervento richiede un equilibrio delicato tra sicurezza, efficacia e rispetto della natura.
Ladispoli, via libera ai 10 milioni della Regione per la barriera sommersa: polemiche su efficacia e rischi






