domenica, Gennaio 4, 2026

Maduro in cella nel carcere di Brooklyn. In manette a New York. Trump: “Machado non ha sostegno”

Il Metropolitan Detention Center (MDC) di New York City è la prigione federale dove il presidente venezuelano deposto, Nicolas Maduro, è stato condotto dagli agenti Usa dopo il suo arrivo a New York e dove presumibilmente trascorrerà i prossimi giorni in attesa del processo. Descritto come “disgustoso” e con condizioni “orribili”, l’MDC è noto per le condizioni squallide, la cronica carenza di personale, la violenza dei detenuti e le interruzioni di corrente, riporta la Cnn. A Caracas la situazione è “tranquilla” e “sotto il controllo delle autorità” a un giorno del blitz delle forze speciali statunitensi che ha portato alla cattura del presidente venezuelano, Nicolas Maduro. Lo ha dichiarato all’agenzia Tass l’ambasciatore russo a Caracas, Serghei Melik-Bagdasarov. “Ci sono tuttavia pochissime persone in strada, che è inusuale in un fine settimana”, ha proseguito il diplomatico, “ciò si spiega non solo perché le persone sono ancora sotto shock per l’aggressione notturna che le persone ma anche perché stanno seguendo con attenzione le allarmanti notizie”. L’ambasciatore russo ha aggiunto che “non ci sono cittadini russi tra le persone uccise o ferite” durante l’operazione statunitense. “Continuiamo a monitorare la situazione”, ha concluso Melik-Bagdasarov, il quale ha sottolineato come “l’attacco notturno ha dimostrato che gli americani sapevano esattamente dove colpire e volevano evitare gravi perdite tra i civili”. La Corte Suprema di giustizia venezuelana ha ordinato che la vicepresidente esecutiva Delcy Rodriguez assuma la carica di presidente ad interim del Paese sudamericano in seguito alla cattura del Presidente Nicolas Maduro da parte degli Stati Uniti. “Si ordina che la cittadina Delcy Eloina Rodriguez Gomez, Vicepresidente Esecutiva della Repubblica, assuma ed eserciti, in qualità di Presidente ad  interim, tutti i poteri, i doveri e le facoltà inerenti alla carica di Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, al fine di garantire la continuità amministrativa e la difesa integrale della nazione”, ha  dichiarato la Presidente della Camera Costituzionale, Tania D’Amelio, leggendo una dichiarazione trasmessa in radio e televisione. Il governo colombiano ha attivato una strategia articolata su tre punti, che comprende una componente diplomatica e una di aiuti umanitari, in risposta all’attacco militare statunitense a Caracas e in altre città venezuelane, operazione in cui sono stati catturati il presidente Nicolás Maduro e sua moglie, Cilia Flores. “In risposta agli eventi, manteniamo tre linee strategiche. La prima è quella diplomatica, sotto la responsabilità del Presidente della Repubblica Gustavo Petro in qualità di capo di Stato”, ha dichiarato il Ministro della Difesa, Pedro Sánchez, a margine di una riunione straordinaria del Consiglio di Sicurezza. La seconda linea riguarda l’assistenza umanitaria, in previsione di un aumento dei flussi migratori tra Colombia e Venezuela, già intensificati dalle festività di Natale e Capodanno. “Il Ministero dell’Interno e il Dipartimento Amministrativo Presidenziale guideranno la strategia per fornire assistenza secondo necessità”, ha spiegato Sánchez. L’obiettivo finale resta la sicurezza, affidata al Ministero della Difesa, che mira a esercitare la “massima forza” contro il gruppo guerrigliero dell’Esercito di Liberazione Nazionale (ELN), che controlla il confine tra i due Paesi. Colombia e Venezuela condividono una frontiera di 2.219 chilometri, con i principali valichi situati tra la città colombiana di Cúcuta e le località venezuelane di San Antonio del Táchira e Ureña. Nella giornata di sabato, Petro ha annunciato un rafforzamento della sicurezza lungo il confine per far fronte a un potenziale afflusso massiccio di rifugiati a seguito dell’attacco. “Le forze di pubblica sicurezza sono state dispiegate e tutte le risorse di assistenza sono state mobilitate”, ha scritto Petro su X (ex Twitter). L’ELN, considerato dagli Stati Uniti un’organizzazione terroristica e accusato dallo stesso Petro di essere ormai una banda di narcotrafficanti, ha aspramente criticato le “azioni interventiste” di Washington nei Caraibi e nel Pacifico.

 

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