martedì, Gennaio 6, 2026

Lazio, quattro euro l’ora e una vita nei campi: il caporalato nel pontino dopo la morte di Satnam Singh

Quattro, al massimo cinque euro per un’ora di lavoro massacrante sotto il sole, piegati nei campi dall’alba al tramonto. È il prezzo della fatica per migliaia di braccianti agricoli nel territorio pontino e in molte altre aree d’Italia, una realtà di sfruttamento sistematico che nell’ultimo anno e mezzo è tornata con forza al centro dell’attenzione pubblica. A riaccendere i riflettori è stata la tragedia del 19 giugno 2024, quando Satnam Singh, bracciante agricolo di origine indiana, perse la vita mentre lavorava nei campi alle porte di Latina, diventando il simbolo di un sistema che continua a produrre vittime invisibili. Dietro quei pochi euro all’ora si nasconde un meccanismo ben più complesso e crudele, fatto di ricatti, debiti e totale assenza di tutele. Molti dei lavoratori sfruttati sono cittadini stranieri arrivati in Italia già gravati da un pesante debito contratto nei Paesi d’origine. Per ottenere un nulla osta al lavoro, spiegano operatori e sindacati, oggi possono servire oltre 10mila euro, a cui si aggiungono ulteriori spese per documenti fondamentali come l’idoneità alloggiativa e le pratiche burocratiche necessarie alla permanenza sul territorio. Un fardello economico che trasforma il lavoro nei campi in un obbligo assoluto: lavorare non è una scelta, ma l’unico modo per sopravvivere e ripagare quanto dovuto. Nel pontino, una delle aree agricole più produttive del Paese, il fenomeno del caporalato continua a prosperare  nonostante controlli, denunce e inchieste giudiziarie. Le giornate di lavoro possono superare facilmente le dieci ore, spesso senza contratto, senza riposi adeguati e in condizioni di sicurezza precarie. Alloggi fatiscenti, trasporti improvvisati e la paura costante di perdere il posto o il permesso di soggiorno completano un quadro che molte associazioni non esitano a definire di vera e propria “schiavitù moderna”. La morte di Satnam Singh ha rappresentato uno spartiacque, portando alla luce storie che per anni sono rimaste confinate ai margini. Ma a distanza di mesi, il rischio è che l’indignazione si affievolisca mentre nei campi la realtà resta immutata. Sindacati, associazioni e realtà del terzo settore continuano a chiedere interventi strutturali: più controlli, canali di ingresso regolari e trasparenti, tutela reale dei lavoratori e un contrasto deciso a chi lucra sulla disperazione altrui. Perché dietro quei quattro euro l’ora non ci sono solo numeri, ma persone, famiglie e vite sospese tra la speranza di un futuro migliore e la  durezza quotidiana dei campi.

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