Trentatremila incidenti e 124 morti in un solo anno: è un bilancio pesante quello della sicurezza stradale a Roma, con un impatto particolarmente grave sui giovani. Numeri che fotografano una riduzione degli incidenti ancora troppo lenta e che spingono l’amministrazione capitolina a puntare su misure strutturali, controlli più efficaci e un cambiamento nei comportamenti alla guida. Sul fronte della prevenzione, l’assessore alla Mobilità Eugenio Patanè ha ribadito la centralità dell’estensione delle Zone 30, a partire dal I Municipio, che entrerà in vigore dal 15 gennaio. «È una misura necessaria – ha spiegato – perché il centro storico è l’area con il maggior numero di incidenti e non è una zona a scorrimento veloce. Ridurre la velocità significa aumentare la sicurezza, ma anche abbattere inquinamento e rumore». Tra gli esempi citati, via del Teatro Marcello, dove «la maggior parte degli incidenti è legata all’eccesso di velocità e agli incroci, soprattutto quelli con svolta a sinistra». Un intervento, ha sottolineato Patanè, «in linea con quanto già avviene nelle principali città europee». Risultati significativi arrivano anche dall’uso degli autovelox. «Sulla Galleria Giovanni XXIII – ha ricordato l’assessore – da due anni registriamo un calo del 70% degli incidenti e nessun sinistro mortale». Sulla Tangenziale est, dove è stato installato un nuovo dispositivo, il monitoraggio è quotidiano: «Per dati definitivi serviranno alcuni mesi, ma già ora si osserva una riduzione significativa degli incidenti». Andamento analogo su viale Isacco Newton, dove la velocità media è scesa stabilmente sotto i 70 chilometri orari. In arrivo anche nuovi controlli: cinque autovelox sulla via Colombo e altri tra corso Francia e via Flaminia, per un totale di dodici dispositivi. «L’obiettivo – ha concluso Patanè – è dimezzare le morti sulle strade entro il 2030 rispetto al 2019 e azzerarle entro il 2050. Può sembrare un’utopia, ma vogliamo riuscirci». Sul versante repressivo è intervenuto il comandante della Polizia Locale, Mario De Sclavis, che ha ribadito la linea dura contro i comportamenti più pericolosi: «Chi guida ubriaco o sotto l’effetto di stupefacenti deve essere colpito severamente. Bisogna entrare nella testa delle persone, soprattutto dei più giovani». Dal convegno è arrivata anche la testimonianza di Luca Valdiserri, padre di Francesco, morto in un incidente su via Cristoforo Colombo nel 2022: «Chi commette un errore spesso ha una seconda possibilità, chi lo subisce no», ha ricordato, richiamando l’urgenza di un cambio culturale sulla sicurezza stradale. A ribadire la necessità di un cambio di passo è stato anche il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, intervenuto al convegno “Infortunistica Stradale – Tutte le forze in campo per contrastare la principale causa di morte dei giovani” in Campidoglio. «Abbiamo anche quest’anno un lieve e costante miglioramento della situazione – ha spiegato – ma è troppo lento. La diminuzione delle vittime e dei feriti gravi è insufficiente perché i numeri restano troppo alti e i comportamenti pericolosi, come disattenzione e velocità, sono la causa principale degli incidenti». «I romani devono imparare ad andare più piano – ha aggiunto il sindaco – perché si tende sempre a superare i limiti di velocità». Gualtieri ha quindi ricordato le iniziative messe in campo dall’amministrazione capitolina, a partire dall’estensione delle Zone 30, con un passaggio chiave nel centro storico, e dal potenziamento dei controlli. «Dal 15 dicembre sono operativi i nuovi autovelox sulla Tangenziale Est e su viale Isacco Newton – ha sottolineato – e nei primi giorni hanno registrato un numero altissimo di violazioni, circa 1.500 al giorno». Nei prossimi mesi entreranno in funzione anche nuovi dispositivi: «A breve sarà attivato l’autovelox sulla via del Mare, poi cinque sulla Colombo e altri sei tra corso Francia e l’Olimpica». Accanto ai controlli automatici, il sindaco ha richiamato l’importanza del presidio sul territorio, del lavoro sulle strade scolastiche e sugli attraversamenti pedonali luminosi. Misure indispensabili, ma non sufficienti. «La dimensione culturale ed educativa è fondamentale – ha concluso Gualtieri – così come il ruolo della Polizia Locale e il coordinamento tra tutte le forze in campo».






