A bordo dell’Air Force One, nella notte di rientro a Washington dopo il weekend trascorso a Mar-a-Lago, Donald Trump è tornato a mettere la Groenlandia al centro della sua agenda di politica estera, ribadendo in toni perentori l’obiettivo degli Stati Uniti di acquisire il territorio danese. «Se non prendiamo la Groenlandia, lo faranno la Russia o la Cina, e non permetterò che accada», ha detto ai giornalisti, chiarendo che, pur avendo escluso per ora l’uso della forza militare, la sua amministrazione continua a spingere per un’intesa economica con Copenaghen. «Mi piacerebbe molto stringere un accordo con loro. Sarebbe più semplice. In un modo o nell’altro, avremo la Groenlandia», ha aggiunto, sostenendo che i groenlandesi dovrebbero essere i primi a sostenere l’offerta americana. Nel suo racconto, Trump ha insistito sul tema della sicurezza dell’isola artica, descrivendo la difesa locale in termini che hanno fatto discutere: «La Groenlandia non vuole che la Russia o la Cina prendano il sopravvento. Non si avvicinino a quelle zone. Sono molto lontane dalla Groenlandia. E la loro difesa, in pratica, si basa su due slitte trainate da cani», ha affermato, contrapponendo a questa immagine la presenza, a suo dire massiccia, di cacciatorpediniere e sottomarini russi e cinesi nell’area. Dalla Groenlandia al Venezuela, il presidente ha poi tracciato un quadro sorprendentemente ottimistico dei rapporti con Caracas dopo la recente cattura dell’ex presidente Nicolás Maduro. «In Venezuela le cose stanno andando davvero bene. Stiamo collaborando molto bene con la leadership», ha dichiarato, riferendosi al governo della nuova presidente ad interim Delcy Rodríguez. Trump ha raccontato di una richiesta diretta da parte della leader venezuelana: «Ci ha chiesto: “Potete acquistare 50 milioni di barili di petrolio?” e io ho risposto: “Sì, possiamo”. Si tratta di 4,2 miliardi di dollari e il petrolio è già in viaggio verso gli Stati Uniti». Il presidente non ha escluso neppure un futuro incontro con l’ex vicepresidente di Maduro e ha aperto alla possibilità di una visita ufficiale nel Paese sudamericano. In parallelo, Trump ha confermato che questa settimana incontrerà a Washington Maria Corina Machado, leader dell’opposizione venezuelana e Premio Nobel, anche se i dettagli dell’appuntamento non sono ancora stati resi noti. L’incontro dovrebbe tenersi quasi certamente mercoledì, giorno compatibile con l’agenda del presidente, che il martedì precedente sarà impegnato a Detroit per un evento. Lo sguardo della Casa Bianca si estende infine anche a Cuba. Trump ha ammesso che la sua amministrazione è già in contatto con il governo dell’Avana e che sono in corso discussioni per un possibile accordo, pur senza fornire indicazioni sui contenuti o sui tempi. Un’ulteriore conferma, nelle sue parole, di una diplomazia americana che, tra dichiarazioni muscolari e aperture inattese, sta ridisegnando le proprie priorità nel continente americano e oltre.
Gli Usa cercano l’accordo con la Groenlandia e puntano a Cuba






