Sarà un martedì nero per romani e turisti che si muovono in taxi. Le auto bianche si fermano per un sciopero nazionale che riguarda tutte le regioni, tranne l’Umbria, e che vede proprio la Capitale come epicentro. La mobilitazione, indetta da 18 sigle sindacali, durerà 24 ore, dalle 8 alle 22, e a Roma prevede anche presidi di protesta: alle 8 dall’aeroporto di Fiumicino partirà un corteo di 50 taxi con direzione piazza Bocca della Verità, e da lì arriverà poi fino a piazza Capranica – Montecitorio, dove si svolgerà una manifestazione dalle 11 alle 16. Diverse le ragioni della mobilitazione. “Non è più tollerabile il silenzio delle istituzioni davanti all’ingresso sempre più aggressivo nel settore, di multinazionali private che mettono a rischio il modello di servizio pubblico svolto dai taxi nel nostro Paese”. – scrive la Uiltrasporti in una nota – “Qualità del servizio e sicurezza non possono essere delegate esclusivamente a delle app gestite senza il controllo delle amministrazioni pubbliche”. I tassisti chiedono il completamento della legge 12/2019 contro l’abusivismo; norme che regolino le piattaforme tecnologiche, evitando lo strapotere degli algoritmi; tutela del servizio pubblico. Il riferimento implicito è a Uber. “I tassisti difendono il loro lavoro – sottolinea la Filt Cgil Taxi – il sostentamento per le loro famiglie. Lo faranno anche da soli, ma il servizio pubblico lo difendiamo insieme, operatori e utenti. No al caporalato tecnologico”. I tassisti chiedono la riapertura del tavolo di confronto sui decreti attuativi attesi dal 2019. Un documento che dovrebbe intervenire anche sugli ncc. Al centro c’è la questione del “foglio elettronico di servizio, un sistema digitale obbligatorio per i servizi di noleggio con conducente, che sostituisce quello cartaceo. Il nodo principale è che il decreto ministeriale sul tema prevedeva, sempre per gli ncc, un’attesa di 20 minuti tra prenotazione e inizio servizio (se non dalla rimessa) e vietavano contratti di durata con intermediari (tour operator, agenzie). In altre parole si trattava di una misura per evitare che le auto nere facessero “servizio su piazza” come fanno, invece, i taxi. Prima il Tar del Lazio e, poi, il Consiglio di Stato avevano però annullato le disposizioni del decreto, scatenando la protesta dei tassisti.






