“Le fantasie e la politica degli Stati Uniti nei confronti dell’Iran sono radicate nel desiderio di un cambio di regime, con sanzioni, minacce, disordini orchestrati e caos che fungono da modus operandi per creare un pretesto per un intervento militare”. Lo ha scritto la missione iraniana presso le Nazioni Unite su X. L’Iran chiede all’Onu di esortare gli Stati Uniti e Israele ad abbandonare la loro politica destabilizzante contro Teheran. Lo scrive il rappresentante permanente iraniano presso le Nazioni Unite, Amir-Saeid Iravani. “La Repubblica islamica dell’Iran invita urgentemente il segretario generale, il Consiglio di sicurezza e, in particolare, i suoi membri responsabili ad adempiere alle proprie responsabilità sancite dalla Carta, condannando inequivocabilmente tutte le forme di incitamento alla violenza, minacce di ricorso alla forza e ingerenza negli affari interni dell’Iran da parte degli Stati Uniti; esorta gli Stati Uniti e il regime israeliano a cessare immediatamente le politiche e le pratiche destabilizzanti e a rispettare pienamente i propri obblighi ai sensi del diritto internazionale; e mette in guardia gli Stati Uniti da eventuali errori di calcolo nel condurre atti di aggressione militare contro la Repubblica islamica dell’Iran”, dice Iravani in una lettera al segretario delle Nazioni Unite Antonio Guterres e al presidente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, Abukar Dahir Osman. “Gli Stati Uniti e il regime israeliano hanno una responsabilità legale diretta e innegabile per la conseguente perdita di vite civili innocenti, in particolare tra i giovani”, ha aggiunto l’inviato iraniano. Il numero dei morti nelle proteste in Iran è salito ad almeno 2.571 nelle prime ore di oggi, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa statunitense Human Rights Activists News Agency. Questa cifra supera di gran lunga il bilancio delle vittime di qualsiasi altra serie di proteste o disordini in Iran negli ultimi decenni e ricorda il caos che ha circondato la rivoluzione islamica del 1979. La televisione di Stato iraniana ha offerto il primo riconoscimento ufficiale delle vittime, citando un funzionario che ha affermato che il Paese ha avuto “molti martiri”. Il gruppo di attivisti ha precisato che 2.403 dei morti erano manifestanti e 147 erano affiliati al governo. Dodici bambini sono stati uccisi, insieme a nove civili che, secondo il gruppo, non stavano partecipando alle proteste. Più di 18.100 persone sono state arrestate. In Iran “l’obiettivo finale è vincere”. Lo ha detto Donald Trump in un’intervista a Cbs Evening News. “Mi piace vincere”, ha aggiunto il presidente Usa. Alla domanda su cosa significasse “vincere”, Trump ha elencato una serie di operazioni militari ordinate durante i suoi due mandati alla Casa Bianca: dalla recente cattura del leader venezuelano Nicolás Maduro, al raid in Siria del 2019 culminato con la morte del fondatore dell’Isis Abu Bakr al-Baghdadi, all’uccisione nel 2020 di Qassem Soleimani, capo dei pasdaran iraniani. “Fate l’Iran di nuovo grande, era un grande Paese fino a quando sono arrivati questi mostri e l’hanno preso. E’ tutto molto fragile”. E’ quanto ha detto Donald Trump ripetendo, nel suo discorso oggi al Detroit Economic Club, l’appello ai dimostranti iraniani, già rivolto via social, a prendere il controllo delle istituzioni “se possibile” e a segnare i nomi di “chi uccide e commette abusi” perché questi “pagheranno un prezzo molto alto”.
Teheran: “Vogliono un pretesto per attaccarci”. Trump: “Manifestate ancora, aiuto in arrivo”. Le Ong: “Almeno 12mila morti”






