giovedì, Gennaio 15, 2026

Castrum Inui, alle radici di Ardea: il porto sacro tra mito, archeologia e identità laziale

Alla foce del fiume Incastro, emissario del lago di Nemi, nel tratto di costa tirrenica che ricade nel territorio comunale di Ardea, riemerge una delle pagine più affascinanti e stratificate della storia del Lazio antico: Castrum Inui, il sito archeologico che intreccia mito virgiliano, culto religioso e funzione strategica. Un luogo che, grazie alle campagne di scavo avviate a partire dal 1998 dalla Soprintendenza ai Beni Archeologici del Lazio, è tornato a raccontare il proprio ruolo centrale nel Mediterraneo antico. Le indagini, fortemente sostenute anche dalle associazioni locali e dirette dall’archeologo Francesco Di Mario, hanno portato alla luce un complesso articolato: resti di strutture portuali, un centro fortificato di età romana e una vasta area sacra di epoca ancora più antica. Il porto e la fortezza sono stati identificati proprio con Castrum Inui, citato nell’Eneide di Virgilio, che la tradizione attribuisce a Latino Silvio, discendente diretto di Enea. Il nome deriverebbe dal dio Inuus, divinità laziale dei boschi e della fecondità, assimilata a Fauno, simbolo delle origini e del legame profondo con la natura. Il sito mostra una lunga continuità di vita: il centro portuale fortificato rimase attivo dal IV-III secolo a.C. fino al III secolo d.C.. Tra le strutture emerse figurano magazzini, un’area artigianale e un impianto termale impreziosito da pavimenti a mosaico e pareti affrescate, testimonianza di una fase di grande prosperità. Le murature raccontano l’evoluzione dell’insediamento: alle strutture più antiche in opera quadrata di tufo si sovrappongono costruzioni in opera reticolata, mista e laterizia, segno di interventi successivi e adattamenti funzionali. Di particolare rilievo è l’area sacra, solo parzialmente indagata ma di estensione notevole. Sono stati individuati tre templi, due are, due grandi cisterne e la porta del castrum, oltre ai resti di un molo portuale che ha restituito materiali del IV-III secolo a.C., alcuni dei quali di origine punico-siciliana, confermando l’importanza dei traffici marittimi. Tra gli edifici di culto spicca un sacello dedicato ad Esculapio (I secolo d.C.), con altare in marmo e una statua del dio rinvenuta in situ, edificato sopra una delle cisterne più antiche. Accanto a questo, il cosiddetto Tempio B, di grandi dimensioni, risale nella sua prima fase al VI secolo a.C. ed è preceduto da una scalinata rivolta verso due altari in peperino datati alla prima metà del III secolo a.C. Completa il complesso il Tempio A, in tufo a cella unica, con scalinata a cinque gradini e un’area pavimentata antistante, dove sono presenti un altare e una misteriosa struttura cubica in travertino, interpretata come possibile thesaurus monumentale. Questo santuario minore, in uso dal III secolo a.C. al II secolo d.C., fu successivamente riadattato ad attività produttive. Nel suo insieme, l’area sacra potrebbe identificarsi con l’Aphrodisium, il grande santuario internazionale dedicato ad Afrodite marina, citato da Plinio il Vecchio tra Ardea e Antium. Se la divinità venerata è certa solo per il sacello di Esculapio, le decorazioni architettoniche dei templi A e B mostrano una ricorrente presenza di Minerva, suggerendo un pantheon complesso e stratificato. Tra i ritrovamenti figura anche una statua di uno dei Dioscuri (II secolo d.C.), rinvenuta però in una vasca forse collegata a una fullonica, e quindi non attribuibile con certezza a un contesto templare. Castrum Inui si conferma così non solo come un sito di straordinario valore archeologico, ma come un luogo simbolo per Ardea: crocevia di commerci, fede e memoria, dove la storia di Roma si intreccia con le sue radici più antiche e con un patrimonio che continua a interrogare e affascinare studiosi e cittadini.

Articoli correlati

Ultimi articoli