Sono iniziati nei giorni scorsi i lavori di restyling dello storico Bar San Callisto, nel cuore di Trastevere, uno dei luoghi simbolo della romanità più autentica. Il locale resterà chiuso fino a metà febbraio, il tempo necessario per completare un intervento di rinnovamento che punta a preservarne l’identità senza tradirne l’anima popolare. La notizia della chiusura temporanea ha suscitato un’ondata di nostalgia tra i romani e gli habitué del quartiere. In molti, negli ultimi giorni, sono passati davanti alle serrande abbassate per salutare il bar e portare via con sé un piccolo cimelio, una tazzina, una foto, un ricordo simbolico di quello che per generazioni è stato molto più di un semplice esercizio commerciale: un punto di ritrovo, di confronto, di socialità quotidiana. Frequentato storicamente da anziani trasteverini, studenti, artisti e turisti curiosi, il San Callisto è diventato negli anni un vero e proprio presidio urbano, capace di resistere ai cambiamenti del quartiere e alla trasformazione di Trastevere in una delle mete più battute della movida romana. Un luogo rimasto fedele a se stesso, lontano dalle logiche della gentrificazione più spinta. Celebre per il suo cono gelato al cioccolato e panna e per la granita di caffè con panna, servita rigorosamente nella sua versione più classica, il bar è noto anche per aver mantenuto prezzi popolari, quasi un’eccezione nel centro storico: 90 centesimi per un caffè, una scelta che nel tempo è diventata un manifesto di coerenza e resistenza culturale. Il restyling, secondo quanto filtra, riguarderà soprattutto gli spazi interni e gli impianti, con l’obiettivo di rendere il locale più funzionale e a norma, senza snaturarne l’atmosfera. La riapertura è attesa con curiosità e attenzione: perché il San Callisto non è solo un bar, ma un pezzo di memoria collettiva, un luogo dove Roma continua a raccontarsi, una tazzina alla volta.






