Tony Dallara, pseudonimo di Antonio Lardera, è morto all’età di 89 anni. La notizia, appresa da ambienti musicali, segna la scomparsa di uno dei protagonisti assoluti della musica leggera italiana tra la fine degli anni Cinquanta e i primi Sessanta. Con brani come Come prima, Romantica, Ti dirò e Bambina, bambina, Dallara ha lasciato un’impronta indelebile nella storia della canzone, contribuendo a cambiare gusto, stile e linguaggio musicale di un’intera generazione. Nato a Campobasso nel 1936 e cresciuto a Milano, ultimo di cinque figli, Dallara eredita dal padre – ex corista della Scala – l’amore per la musica. Lavora come barista e impiegato, ma la passione per il canto lo porta presto sui palchi dei locali milanesi con gruppi vocali come i Rocky Mountains, futuri Campioni. In quegli anni guarda con attenzione alla musica americana, in particolare a Frankie Laine e ai Platters, e rielabora il repertorio melodico italiano con una vocalità nuova, intensa, moderna. Nasce così la figura dell’“urlatore”, simbolo di una rottura rispetto alla tradizione melodica dominante. La svolta arriva nel 1957: assunto come fattorino alla Music, viene notato dal direttore Walter Guertler, che lo porta al Santa Tecla e lo mette sotto contratto. È lui a suggerirgli il nome d’arte “Dallara” e a fargli incidere Come prima. Il brano, inizialmente scartato da Sanremo, diventa un fenomeno discografico senza precedenti: 300 mila copie vendute, settimane al primo posto, successo internazionale e persino una versione dei Platters. Da lì una stagione irripetibile: Ti dirò, Brivido blu, Non partir, Ghiaccio bollente, Julia, e la partecipazione ai film musicali che raccontano la nascente cultura giovanile. Il 1960 è l’anno d’oro: vince Sanremo con Romantica insieme a Renato Rascel, trionfa a Canzonissima e conquista il pubblico anche all’estero. L’anno successivo torna al Festival con Gino Paoli e ottiene un nuovo successo con Bambina, bambina. Incide La novia, che resta a lungo in vetta alle classifiche. Con l’arrivo del beat e il mutare dei gusti, la sua popolarità inizia a calare. Negli anni Settanta si ritira dalla scena musicale per dedicarsi alla pittura, esponendo in gallerie e stringendo un rapporto di amicizia con Renato Guttuso. Dagli anni Ottanta, complice il revival della musica italiana, torna a esibirsi dal vivo e a frequentare la televisione, mantenendo un legame forte con il pubblico. Negli ultimi anni aveva affrontato gravi problemi di salute, compreso un lungo periodo di coma. Eppure, nel 2024, era tornato a emozionare il pubblico di Domenica In, cantando dal vivo i suoi successi più amati. Con Tony Dallara se ne va una voce che ha segnato un’epoca, un interprete capace di rompere gli schemi e di portare nella canzone italiana una forza espressiva nuova, destinata a rimanere nella memoria collettiva.






