lunedì, Gennaio 19, 2026

Il processo “a sua insaputa”

a vicenda giudiziaria di Ardea legata alla condanna per evasione del 2013 entra ora in una nuova fase. La Corte d’appello di Roma dovrà riesaminare il caso, concentrandosi sul punto centrale sollevato dalla difesa: la presunta mancata conoscenza del processo da parte dell’imputato. Secondo i principi giuridici consolidati, ai fini della rescissione del giudicato, è essenziale che l’imputato abbia avuto una formale “vocatio in iudicium”, ovvero la concreta e diretta chiamata a comparire in giudizio. Non può bastare la semplice esecuzione di atti nella fase delle indagini preliminari né notifiche indirette per considerare valida la conoscenza del procedimento. Resta chiaro, tuttavia, che la decisione della Cassazione e l’avvio del nuovo esame non annullano la condanna originaria: il giudizio si limita a verificare la fondatezza delle contestazioni procedurali avanzate dalla difesa. La Corte d’appello dovrà ora valutare nel merito se le irregolarità procedurali riscontrate siano state tali da incidere sul diritto dell’imputato a un giusto processo, aprendo così un capitolo ancora aperto in una vicenda giudiziaria lunga oltre un decennio.

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