“Da quando è morto mio figlio Willy, ogni volta che un ragazzo viene ucciso dai suoi coetanei, mi si riapre la stessa ferita. È un dolore grande. Occorre intervenire, occorre fare qualcosa”. Non usa mezzi termini Lucia Monteiro Duarte, nel giorno in cui suo figlio Willy avrebbe compiuto 25 anni, le sue parole risuonano come un richiamo severo e straziante alla coscienza collettiva. Oggi l’Italia celebra la Giornata nazionale del Rispetto, istituita dal Parlamento proprio in memoria del giovane ucciso a Colleferro nel settembre del 2020 per aver tentato di difendere un amico. Ma la cronaca recente, segnata dall’accoltellamento omicida a La Spezia e dal diffondersi della violenza con armi da taglio tra giovanissimi, rende questa ricorrenza non una semplice data sul calendario, ma un’emergenza educativa. “C’è anche tra i giovani una fortissima esigenza di rispetto: lo scorso anno agli esami di maturità una percentuale altissima di ragazzi ha scelto il tema sul rispetto. Noi lo abbiamo messo nelle linee sull’educazione civica. Io credo si debba parlare ai giovani di questo grande valore. La scuola già sta facendo tanto ma può fare ancora tanto” ha affermato il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara. Dopo gli interventi della Rettrice Mariagrazia Russo e del Presidente dell’Unint Fabio Bisogni e del vice sindaco di Colleferro, è stato proiettato il film dedicato alla vicenda di Willy, “40 secondi”, alla presenza del regista, Vincenzo Alfieri, e degli attori, che al termine hanno risposto a lungo alle domande degli studenti. L’Unint, subito dopo la morte di Willy, ha istituito una borsa di studio per ragazzi o ragazze capoverdiane, già al secondo ciclo, e sono intervenute le due vincitrici, quella che ha già concluso gli studi era in collegamento da Capo Verde.”Sono molto contenta di queste borsa di studio” ha detto Lucia Monteiro Duarte. “E’ come se facessero continuare il sogno di Willy, che voleva diventare un grande chef. Vedere dei ragazzi che riescono a realizzare quello che lui non è riuscito a realizzare, e per me è una grande consolazione, e mi dà forza”. E parlando ancora dei ragazzi che adesso accoltellano uccidendo o ferendo gravemente altri giovani, ha aggiunto: “A loro direi di credere sempre che il bene c’è, e il bene va ricercato”. E rispondendo alla domanda su cosa direbbe ai genitori del ragazzo ucciso a La Spezia, ha aggiunto: “Li capisco, il loro dolore è lo stesso che ho vissuto io, io non riuscivo nemmeno a parlare, però c’è di bello che tanti genitori riescono a trovare la forza di reagire, e io li ammiro. A questa famiglia che sta soffrendo adesso posso solo dire che devono continuare a credere che il loro figlio continua a vivere dentro di loro. E’ la cosa che dà più forza”. Infine sul possibile perdono per i fratelli Bianchi, gli assassini di suo figlio, ha spiegato: “Io non odio questi ragazzi. Quello che mi auguro è che prima o poi loro riescano ad avere un atteggiamento di pentimento, che è quello che a loro è sempre mancato”.






