Ogni anno nel Lazio si contano circa 20mila incidenti stradali, con un bilancio che supera i 300 morti. Numeri che, seppur in costante calo da diversi lustri grazie a veicoli più sicuri, controlli più serrati e campagne di prevenzione, restano drammaticamente elevati. A preoccupare maggiormente è un dato che emerge con forza negli ultimi anni: sul totale delle vittime aumenta la percentuale di pedoni investiti, spesso sulle strisce o in prossimità di incroci considerati ad alto rischio. È su questi punti critici che Roma Capitale ha deciso di intervenire, programmando quasi 200 operazioni di messa in sicurezza sui cosiddetti “black point”, incroci e tratti di strada dove la frequenza degli incidenti è statisticamente più alta. Gli interventi previsti spaziano dalla realizzazione di isole pedonali alla revisione della segnaletica orizzontale e verticale, fino all’installazione di rampe per l’accessibilità delle persone con disabilità e alla riduzione delle carreggiate per rallentare la velocità dei veicoli.L’inchiesta prende le mosse da largo Somalia, nel quadrante nord della Capitale, dove i lavori si sono conclusi poco più di due mesi fa. Qui sono stati ridisegnati gli attraversamenti pedonali, arretrati rispetto all’incrocio per migliorare la visibilità, e create nuove isole salvagente. Un intervento accolto in maniera contrastante: se da un lato alcuni residenti parlano di una maggiore percezione di sicurezza, dall’altro commercianti e automobilisti lamentano rallentamenti e congestioni nelle ore di punta, con code che prima non si registravano. Situazione più complessa alla Romanina, dove il Comitato di quartiere ha acceso i riflettori su criticità irrisolte. In particolare, le piste ciclabili vengono giudicate pericolose per come si innestano sugli incroci, spesso senza una segnaletica chiara, mentre gli attraversamenti pedonali risultano poco visibili, soprattutto di sera o in condizioni di pioggia. I residenti segnalano una sensazione di insicurezza diffusa, aggravata dall’elevata velocità delle auto su arterie molto trafficate e dalla presenza di fermate del trasporto pubblico in punti ritenuti poco protetti. All’Eur, infine, uno degli interventi più discussi riguarda la riduzione della carreggiata su alcune strade principali. Una scelta pensata per calmierare il traffico e diminuire il rischio di incidenti, ma che ha incontrato la forte opposizione di una parte dei residenti. Qui è partita una raccolta firme per chiedere modifiche al progetto, ritenuto penalizzante per la viabilità del quartiere e causa di ingorghi, soprattutto negli orari di ingresso e uscita dagli uffici. Il quadro che emerge è quello di una città che prova a cambiare, intervenendo sui punti più pericolosi, ma che si scontra con esigenze diverse e spesso contrapposte: sicurezza stradale, fluidità del traffico, vivibilità dei quartieri. In un contesto regionale in cui i numeri degli incidenti restano alti e i pedoni continuano a pagare un prezzo troppo elevato, la sfida resta quella di trovare soluzioni efficaci e condivise, capaci di ridurre davvero il rischio sulle strade senza alimentare nuove criticità.
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