mercoledì, Gennaio 21, 2026

“Consiglio di pace”, Netanyahu ha accettato l’invito degli Usa

Il primo ministro di Israele Benyamin Netanyahu ha accettato l’invito del presidente degli Stati Uniti Donald Trump a far parte del Board of Peace: lo annuncia il suo ufficio, secondo i media internazionali. Donald Trump ha confermato di aver invitato il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva a partecipare al Consiglio di Pace sulla crisi di Gaza, iniziativa promossa dal leader statunitense. Lo ha dichiarato oggi alla Cnn, affermando di auspicare per Lula un “ruolo importante” all’interno del gruppo e sottolineando il buon rapporto personale con il capo dello Stato brasiliano. Secondo quanto riferito da Cnn Brasil, tuttavia, il governo di Brasilia guarda con prudenza all’invito. Fonti dell’esecutivo citate dall’emittente parlano di resistenze all’interno del Planalto, dove prevale la preoccupazione che, per come è stato concepito, il Consiglio finisca per concentrare un potere eccessivo nelle mani del presidente degli Stati Uniti. Al momento non è arrivata una conferma ufficiale da parte brasiliana sulla partecipazione di Lula, mentre la decisione finale resta oggetto di valutazioni politiche e diplomatiche in corso nella capitale verde-oro.  L’adesione della Germania al ‘Board of Peace’ di Donald Trump è “improbabile”, quantomeno “nella sua forma attuale”. Lo riferiscono fonti del governo di Berlino all’agenzia Dpa. Secondo quanto appreso da Dpa, il governo tedesco “sostiene, in linea di principio, qualsiasi misura che contribuisca alla pace e alla stabilità nella Striscia di Gaza” ma avverte che “tali misure devono rimanere nel quadro del diritto internazionale”.
Fonti tedesche sentite dall’Agi aggiungono che, se al no del presidente francese Emmanuel Macron si aggiungesse quello, molto probabile, del premier britannico Keir Starmer, diventerebbe molto complicato per il cancelliere tedesco Friedrich Merz aderire a un organismo che sembra sempre meno destinato a gestire la ricostruzione di Gaza e sempre più funzionale al desiderio di Trump di costruire una sorta di Onu parallela su sua misura dove, per giunta, occorre sborsare un miliardo di dollari per entrare. Le fonti parlano di un certo imbarazzo a Berlino, accresciuto dall’estensione dell’invito al presidente russo Vladimir Putin. A differenza di Macron, Merz ha evitato di andare allo scontro diretto con il magnate e ha mantenuto un approccio pacato e dialogante. Secondo i media tedeschi, con l’ulteriore inasprimento dello scontro con l’Ue sulla Groenlandia, il cancelliere tedesco è ancora più determinato a provare a far ragionare il presidente americano, al quale ha chiesto domani un incontro bilaterale al Forum di Davos, su cui non si hanno però al momento conferme. L’Argentina ha confermato la propria partecipazione alla riunione convocata da Donald Trump per formalizzare il cosiddetto “Board of Peace”, il Consiglio di Pace che sarà presentato giovedì a Davos, nel centro congressi del Forum economico mondiale. A rappresentare Buenos Aires sarà il presidente Javier Milei, atteso alla cerimonia di firma prevista alle 10 ora locale, secondo quanto riferito da fonti della Casa Rosada a media argentini. La presenza di Milei si inserisce in una fitta agenda internazionale che comprende un intervento al World Economic Forum e una serie di incontri con investitori e dirigenti politici. Dal governo argentino spiegano che la partecipazione all’iniziativa promossa da Trump punta a rafforzare l’allineamento strategico con gli Stati Uniti e a dare maggiore visibilità internazionale alla politica estera dell’esecutivo libertario. Il Consiglio di Pace, nelle intenzioni del presidente statunitense, dovrebbe affermarsi come un nuovo spazio di coordinamento diplomatico globale. Per la Casa Rosada, la firma a Davos rappresenta un segnale politico di forte impatto e l’apertura di un nuovo capitolo nei rapporti tra Buenos Aires e Washington. Milei è arrivato in Svizzera accompagnato dalla segretaria generale della presidenza, la sorella Karina Milei, dal cancelliere Pablo Quirno e dai ministri dell’Economia, Luis Caputo, e della Deregolamentazione e Trasformazione dello Stato, Federico Sturzenegger. Attualmente sono 30.000 gli israeliani designati come renitenti alla leva, metà dei quali sono identificati come membri della comunità ultraortodossa, mentre l’affiliazione religiosa degli altri non può essere determinata con certezza. Lo ha dichiarato il tenente colonnello Avigdor Dickstein, capo della sezione Haredi della Direzione del personale delle Idf, alla Commissione per gli affari esteri e la difesa della Knesset. Lo scrive The Times of Israel. Di questa seconda metà, una parte proviene dal grande pubblico e una parte dalla comunità ultra-ortodossa. Si prevede che il numero di renitenti alla leva aumenterà di molte migliaia nel prossimo mese, ha aggiunto. Si ritiene che circa 80.000 uomini ultraortodossi di età compresa tra 18 e 24 anni siano attualmente idonei al servizio militare, ma non si sono ancora arruolati. Le Forze della difesa israeliane hanno dichiarato di aver urgente bisogno di 12.000 reclute a causa della pressione sulle forze permanenti e di riserva causata dalla guerra contro Hamas a Gaza e da altre sfide militari. 

 

 

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