giovedì, Gennaio 22, 2026

Ladispoli, il mistero del Mostro di Firenze torna al centro del dibattito: riemerge la “pista sarda”

A distanza di decenni dall’ultimo duplice delitto, avvenuto nel 1985, la vicenda del Mostro di Firenze continua a far discutere e a dividere. Non c’è stato praticamente anno in cui uno dei casi criminali più oscuri della storia italiana non sia tornato alla ribalta, tra pagine di giornali, trasmissioni televisive e nuove ipotesi investigative. Anche a Ladispoli il tema riaccende l’attenzione, riportando al centro interrogativi mai del tutto sopiti. Negli anni si sono susseguite teorie definite “rivoluzionarie”, nuove piste e nomi alternativi che mettono in discussione le sentenze definitive che portarono alla condanna dei cosiddetti Compagni di merende – Pacciani, Vanni e Lotti – verdetti da subito oggetto di forti critiche e contestazioni. Un elemento che continua a pesare come un macigno è il fatto che ben tre duplici delitti restino ancora oggi ufficialmente irrisolti. Da qui la domanda che torna con forza: chi è stato davvero il Mostro di Firenze? A rilanciare una risposta alternativa sono il giornalista Pino Rinaldi e l’ex maggiore dei Carabinieri Nunziato Torrisi, che riportano all’attenzione la cosiddetta “pista sarda”. Si tratta di un filone investigativo dettagliato e documentato, mai smentito nei fatti, ma inspiegabilmente accantonato nel corso delle indagini ufficiali. Secondo i sostenitori di questa ricostruzione, l’abbandono della pista rappresenterebbe una delle più grandi occasioni mancate nella ricerca della verità su una serie di delitti che hanno segnato profondamente l’opinione pubblica italiana. Un mistero che, a distanza di quasi quarant’anni, continua ad alimentare dubbi, domande e nuove riletture, dimostrando come la ferita lasciata dal Mostro di Firenze sia tutt’altro che rimarginata.

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