Sono tanti gli elementi ancora da chiarire sul femminicidio di Federica Torzullo.
Il primo rimane l’arma del delitto. Claudio Carlomagno, marito della vittima e accusato della sua morte, durante il suo interrogatorio avrebbe fornito indicazioni agli inquirenti sul luogo dove si troverebbe l’arma. I carabinieri subacquei del nucleo di Roma, da questa mattina, hanno concentrato le ricerche in un torrente sulla Braccianese.
L’arma potrebbe fornire elementi validi per sciogliere i dubbi almeno su un interrogativo. Le altre ombre si concentrano sull’orario della morte di Federica.
Il sospetto di chi indaga è che sia stata accoltellata nella notte tra l’otto e il nove gennaio e che l’autore del delitto avrebbe avuto tutto il tempo per far sparire il cadavere e cancellare le tracce di sangue, rinvenute successivamente grazie al Luminol. La donna avrebbe mandato al suo nuovo compagno un messaggio alle 22.30 dell’otto gennaio.
Questo è uno degli elementi in possesso degli inquirenti, anche se per i medici legali sembra quasi impossibile stabilire il momento preciso del decesso, sia per il cattivo stato di conservazione del corpo, sia per la mancanza di flusso ematico. Carlomagno avrebbe dichiarato di aver ucciso sua moglie alle 6.40, mentre stava entrando nella doccia, e di aver preso un caffè al bar alle 7.35 del mattino.
Su questo, però, non è stato trovato alcun riscontro. Se tutto corrispondesse al vero, in circa 40 minuti avrebbe trasportato il cadavere al piano di sotto del loro appartamento, infilato l’auto nel baule e ripulito la scena del crimine. Un lasso di tempo considerato troppo breve dagli inquirenti. L’ultimo interrogativo è se ci sia stato qualcuno ad aiutarlo a nascondere il delitto. Sono tanti, troppi, anche gli altri elementi ai quali dare una risposta e sui quali si sta lavorando in queste ore.






