venerdì, Gennaio 23, 2026

Il presidente Trump inaugura il “Board of Peace” con una ventina di firme

Doveva essere il simbolo della nuova diplomazia globale targata Donald Trump, da tempo critico verso le Nazioni Unite e desideroso di costruire un’alternativa, ma il logo del neonato “Board of Peace” per Gaza, presentato a Davos, sembra trasmettere un messaggio molto in linea con la sua visione: l’America di nuovo al centro del mondo. Durante la firma dell’atto costitutivo dell’organismo, l’emblema svelato raffigura un globo dorato incorniciato da rami d’ulivo, con una mappa del mondo fortemente incentrata sul Nord America, mentre Europa, Africa, Medio Oriente e gran parte dell’Asia risultano assenti o appena accennati.La scelta grafica ha immediatamente alimentato paragoni con il logo delle Nazioni Unite e dell’Unione  europea, dai quali riprende il motivo del globo e della corona, ma in una versione giudicata da molti “americanocentrica” e vistosa, quasi interamente dorata rispetto alle tonalità di blu dominanti per Ue e Onu. In molti sui social hanno sottolineato l’ironia di un simbolo pensato per un organismo inizialmente dedicato a Gaza che non rappresenta – neanche accennata – la regione mediorientale. Molti utenti hanno definito il marchio una versione dell’Onu “immersa nell’oro” o in “finto oro pacchiano”, ricordando che l’emblema delle Nazioni Unite utilizza un globo neutro, centrato sul Polo Nord per garantire equità geografica, in tonalità sobrie di blu e bianco. Qui, al contrario, domina un oro metallico con la mappa zoomata sugli Stati Uniti. “Caro premier Carney, vi prego di far sì che questa lettera serva a rappresentare che il Consiglio di pace sta ritirando il suo invito riguardo all’adesione del Canada a quello che sarà il più prestigioso consiglio dei leader mai riunito, in qualsiasi momento”, scrive Trump sul suo social Truth.  Lo scontro fra Trump e Carney si è acceso a Davos, dove il premier canadese ha parlato di un’era “di rivalità fra le grandi potenze”, di un “ordine basato sulle regole che sta svanendo” e dei “forti che possono fare quello che vogliono” a scapito dei deboli. Carney ha invitato le potenze di mezzo ad “agire insieme, perché se non siamo presenti al tavolo delle trattative finiremo per essere nel menu”. Parole che Trump non ha digerito: dal palco di Davos ha ricordato a Carney che il Canada esiste grazie agli Stati Uniti. Il premier canadese senza esitazione gli ha risposto a qualche ora di distanza: il Canada “non esiste grazie agli Stati Uniti” e “può dimostrare come la diversità possa essere un punto di forza, non una debolezza”. Pur non potendo risolvere “tutti i problemi del mondo”, il Canada può “dimostrare che un’altra via è possibile, che l’arco della storia non è destinato a deviare verso l’autoritarismo e l’esclusione, ma può ancora piegarsi verso il progresso e la giustizia”, ha aggiunto Carney. La risposta di Trump è stata il ritiro dell’invito al Board of Peace. La tensione fra Washington e Ottawa è alta da quando il tycoon è tornato alla Casa Bianca, fra i dazi e le mire di Trump che per mesi ha chiesto che il Canada divenisse il cinquantunesimo Stato americano. Italia e Polonia vogliono entrare nel Board of Peace per Gaza, ha detto il presidente Usa, Donald Trump, ai media presenti sull’Air Force One. “Giorgia Meloni e Karol Nawrocki mi hanno detto che vogliono unirsi ma prima devono espletare le formalità necessarie”, ha spiegato Trump. “Avevamo quasi trenta persone provenienti da Paesi molto importanti – ha detto Trump ai giornalisti sull’Air Force One – ma ci sono alcuni Paesi, come l’Italia, che mi hanno detto di voler firmare”. “Lei”, ha aggiunto riferendosi alla premier Meloni, “vuole farlo disperatamente, ma credo che debba tornare dal suo ramo legislativo”. “E succede lo stesso con la Polonia”. “Ho voluto comunicare ai colleghi del Consiglio europeo che il governo di Spagna ha deciso di non partecipare al ‘board of peace’. Ringraziamo per l’invito ma decliniamo”. Lo ha detto il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez, al termine del Consiglio europeo. Una decisione, ha aggiunto, presa “per coerenza, per una politica coerente che il governo spagnolo ha portato avanti quando si parla del futuro del popolo palestinese. Lo facciamo in coerenza con il nostro impegno nei confronti dell’ordine multilaterale, del sistema delle Nazioni Unite e del diritto internazionale. Il futuro di Gaza e della Cisgiordania, il futuro della Palestina nel suo complesso deve essere deciso dai palestinesi e anche il futuro della loro coesistenza pacifica e sicura con Israele deve essere guidato fondamentalmente da Israele e Palestina”. “E’ evidente – ha concluso – che il board sta al di fuori dell’Onu e non ha incluso l’Autorità palestinese”. “Nutriamo seri dubbi — ha affermato il presidente del Consiglio europeo Costa — su una serie di elementi contenuti nello statuto del Consiglio di Pace (Board of Peace) relativi al suo ambito di competenza, alla sua governance e alla sua compatibilità con la Carta delle Nazioni Unite. Siamo pronti a collaborare con gli Stati Uniti all’attuazione del piano di pace globale per Gaza, con un Consiglio di Pace che svolga la sua missione di amministrazione transitoria, in conformità con la risoluzione 2803 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite”. Infine, il presidente ha toccato il tema commerciale: “Il Consiglio ha già deciso la settimana scorsa non solo di autorizzare la Commissione a firmare l’accordo con il Mercosur, ma anche di procedere all’applicazione provvisoria dell’accordo. Questa è la posizione del Consiglio. Invito quindi la Commissione ad avvalersi di questa decisione e ad attuare l’accordo provvisorio”. “La cerimonia di istituzione del cosiddetto Board of Peace rivela un palese disprezzo per il diritto internazionale e per i diritti umani. Rappresenta anche un inquietante nuovo esempio del crescente attacco ai meccanismi delle Nazioni Unite, alle istituzioni della giustizia internazionale e alle regole universali. A dirigere questo organismo è il presidente degli Usa Trump. Ne fanno parte alleati degli Usa e qualche capo di stato invitato personalmente. Siamo in rotta di collisione col sistema giuridico internazionale che puntella l’ordine globale”. Lo afferma Amnesty International in una nota. “È anche uno schiaffo in faccia a decenni di tentativi di rafforzare l’ordine globale attraverso l’adesione ai valori universali e una maggiore uguaglianza tra gli stati. Mette a rischio gli sforzi in atto per superare limiti e mancanze dell’attuale sistema. Ora è proprio il momento di sostenere, difendere e rafforzare il diritto internazionale, non di abbandonarlo a favore di accordi ad hoc ideati e orientati sulla base di interessi politici economici e dell’ambizione o vanità personale”.

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