sabato, Gennaio 24, 2026

Delitto Torzullo, l’arma non si trova: per la Procura troppe bugie nel racconto di Carlomagno

Non è stata ancora ritrovata l’arma del delitto, il coltello bilama con cui Claudio Carlomagno ha ammesso di aver ucciso la moglie Federica Torzullo. Secondo quanto dichiarato dall’indagato, il coltello sarebbe stato lanciato dall’auto e gettato in un ruscello lungo la Braccianese, alle porte di Anguillara. Una versione che però non convince la Procura di Civitavecchia. «Non stiamo dragando il Tevere o il Nilo, ma un torrentello: avremmo dovuto trovarlo», ha spiegato il procuratore capo Alberto Liguori, lasciando intendere forti dubbi sulla veridicità della confessione. «O non siamo bravi noi o non è stato preciso lui», ha aggiunto il magistrato, sottolineando come l’assenza dell’arma rappresenti solo uno dei tanti punti oscuri dell’indagine. Per gli inquirenti, infatti, sono numerosi gli elementi che non tornano nel racconto di Carlomagno, a partire dal movente. «Non il timore di perdere il bambino – chiarisce Liguori – ma il rifiuto di concedere alla moglie la separazione». Una ricostruzione che ribalta quanto inizialmente sostenuto dall’indagato. A destare ulteriori sospetti sono anche gli orari e la possibile presenza di un complice. Gli investigatori stanno cercando di identificare una persona che, intorno alle 14 del 9 gennaio, sarebbe stata vista a bordo dell’auto guidata da Carlomagno e poi rientrare con lui nella villetta. Un’ombra ancora senza nome che potrebbe avere un ruolo nella vicenda. «Il padre dell’indagato non è stato ancora ascoltato», ha precisato Liguori, chiarendo però che i sospetti non si concentrano su una sola persona. «Ne abbiamo su tutti – ha concluso il procuratore – tranne che sui genitori e sui parenti di Federica». L’inchiesta prosegue, mentre restano ancora molte le domande senza risposta su un delitto che continua a scuotere l’opinione pubblica.

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