lunedì, Gennaio 26, 2026

Alla ricerca dell’Ara perduta

Uno degli altari più grandi al mondo: l’Ara Pacis, conservato in un museo che è esso stesso un capolavoro architettonico, capace di ospitare al suo interno esposizioni d’arte internazionale: è in corso fino al 3 maggio la mostra “Impressionismo e oltre. Capolavori dal Detroit Institute of Arts”. Tutto questo è il Museo dell’Ara Pacis , curato dalla Sovrintendenza di Roma Capitale. Un luogo unico dove l’archeologia sposa l’architettura contemporanea. L’Ara Pacis, realizzata in onore dell’imperatore Augusto, è custodita nel padiglione principale del Museo. Posto tra via di Ripetta e il Lungotevere, l’altare si trova in uno spazio che comunica con la città e il fiume attraverso grandi vetrate trasparenti. All’interno la luce omogenea, filtrata dai cristalli delle vetrate e dai lucernari valorizza i preziosi bassorilievi. L’ambiente, isolato acusticamente, protegge il monumento dagli agenti inquinanti mantenendo umidità e temperatura costanti. L’altare fu commissionato dal Senato romano nel 13 a.C. per celebrare la Pax Augustea. Eretto al termine di campagne militari, esalta la pace, l’abbondanza, la prosperità e la stabilità che Roma ha ritrovato grazie ad Augusto, dopo decenni di conflitti. ’Ara è uno degli esempi più alti dell’arte classica. Un capolavoro di intaglio a bassorilievo che sulle facciate esterne racconta storie di dinastie e fondazioni. Le figure, circa 80, intagliate sul marmo di Carrara sono quelle dei gemelli Romolo e Remo, di Enea giunto sulle sponde del Lazio con il figlio Julo. Sul lato destro, una sfilata di magistrati e sacerdoti tra i quali lo stesso Augusto con i suoi familiari.

 

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