Niscemi è interessata da un dissesto geologico profondo e strutturale, attivo da secoli e legato alla sua stessa configurazione geomorfologica. Lo ha dichiarato il presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi, Roberto Troncarelli, a Cinque Minuti su Rai1, richiamando la frana del 12 ottobre 1997 come riattivazione di un antico movimento profondo e non come evento eccezionale. L’abitato sorge su un pianoro sabbioso poggiato su argille impermeabili, una condizione che favorisce grandi scivolamenti roto-traslativi innescati dall’erosione regressiva del Torrente Bonifizio e dall’aumento delle pressioni interstiziali, aggravate nel tempo da urbanizzazione e scarichi non controllati. Le indagini geologiche e il monitoraggio strumentale eseguito nel 2000 hanno indicato che il fenomeno è oggi in quiescenza relativa, ma non stabilizzato, con superfici di scorrimento profonde fino a 30-35 metri. Secondo Troncarelli, non esistono soluzioni tecniche in grado di garantire una stabilizzazione definitiva del versante. Gli interventi possibili sono esclusivamente di mitigazione del rischio e gestione dell’emergenza, mentre la pianificazione territoriale deve puntare alla riduzione dell’esposizione. Da qui la conclusione netta: Niscemi non va ricostruita nelle aree instabili, ma progressivamente delocalizzata, perché il dissesto non è eliminabile e il rischio è destinato a riproporsi nel tempo. Con un fronte lungo 4 chilometri e un abbassamento del terreno di decine di metri lungo la corona, la frana di scivolamento che ha colpito Niscemi (Caltanissetta) in Sicilia lo scorso 25 gennaio, sta interessando il centro abitato in prossimità del quartiere Sante Croci e la strada provinciale SP10. Sono numeri rielvati dall’Ispra che, in collaborazione con le Regioni e le Province Autonome, censisce quotidianamente i principali eventi di frana che e danni a edifici, beni culturali, infrastrutture primarie di comunicazione, tessuto economico e produttivo, per pubblicarli sulla piattaforma nazionale IdroGEO. L’abitato di Niscemi sorge su un pianoro delimitato, in prossimità e a margine dell’abitato, da una scarpata. I terreni affioranti sono costituiti da sabbie con livelli di arenaria, poggianti su argille.
La zona di Sante Croci è già stata colpita il 12 ottobre 1997 da una frana di vaste proporzioni. Il comune di Niscemi è storicamente interessato da dissesti franosi, così come riportato dall’Inventario dei Fenomeni Franosi in Italia (IFFI), che contiene ad oggi oltre 684.000 frane sul territorio nazionale. I geologi della Regione Siciliana – Autorità di Bacino del Distretto Idrografico della Sicilia – sono impegnati nei sopralluoghi per procedere alla mappatura della frana di Niscemi, per l’aggiornamento dell’Inventario IFFI e del Piano di Assetto Idrogeologico (PAI).
IdroGEO è uno strumento facile da usare anche con uno smartphone, sviluppato dall’Istituto con l’obiettivo di favorire il coinvolgimento delle comunità e una maggiore consapevolezza sui rischi che interessano il proprio territorio. Con “Verifica pericolosità” l’utente può cercare un indirizzo, oppure geolocalizzarsi in mappa e identificare il livello di pericolosità per frane e alluvioni in un intorno di 500 metri dal punto di interesse (abitazione, attività economica o produttiva).
L’Ispra, nell’ambito dei compiti istituzionali di raccolta, elaborazione e diffusione di dati e mappe sul dissesto idrogeologico riferiti all’intero territorio nazionale, pubblica, con cadenza triennale il Rapporto sul dissesto idrogeologico in Italia che costituisce il quadro di riferimento ufficiale sulla pericolosità e sul rischio idrogeologico per il nostro paese. Come evidenziato dall’ultimo rapporto, presentato lo scorso luglio, il 94,5% dei comuni italiani è a rischio per frane, alluvioni, valanghe e/o erosione costiera, il 19,2% del territorio nazionale è classificato a maggiore pericolosità per frane e alluvioni, 1 milione e 280mila abitanti vivono in aree a pericolosità da frana elevata e molto elevata; 6 milioni e 800mila sono esposti a rischio alluvioni nello scenario a pericolosità idraulica media con tempi di ritorno compresi tra 100 e 200 anni. Tutti i dati sono a disposizione del Paese per la prevenzione e mitigazione del rischio. Nell’ambito dell’innovazione tecnologica, l’Istituto promuove la sperimentazione di tecnologie innovative per il monitoraggio delle frane, come il fotomonitoraggio basato sull’impiego di sensori fotografici capaci di documentare nel tempo i cambiamenti del territorio, e l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale per la raccolta, analisi, archiviazione delle notizie sulle frane e per migliorare l’accessibilità e l’usabilità delle informazioni ai cittadini sulla piattaforma IdroGEO mediante l’implementazione di un assistente virtuale che dialoga con l’utente, fornendo informazioni e rispondendo a domande sul dissesto idrogeologico.
Frana a Niscemi, si indaga per disastro colposo






