Il presidente Usa, Donald Trump, sta valutando un nuovo attacco su contro l’Iran, dopo che i negoziati preliminari fra Washington e Teheran sulla limitazione del programma nucleare e della produzione di missili balistici del Paese non hanno registrato progressi. Lo riporta la Cnn, che cita fonti secondo cui le opzioni che Trump sta prendendo in considerazione includono attacchi aerei mirati ai leader iraniani e a funzionari della sicurezza ritenuti responsabili delle uccisioni nella repressione delle proteste, nonché attacchi ai siti nucleari iraniani e alle istituzioni governative. Secondo le fonti, Trump non ha ancora preso una decisione definitiva su come procedere, hanno detto le fonti, ma ritiene che le sue opzioni militari siano state ampliate rispetto all’inizio del mese, ora che la portaerei USS Abraham Lincoln si trova nella regione. Una fonte ha dichiarato alla Cnn che per Trump tutte le opzioni rimangono sul tavolo. Idealmente, Trump vorrebbe sferrare un attacco potente e decisivo che costringerebbe Teheran ad accettare i termini statunitensi per un cessate il fuoco, ha affermato un funzionario. Se venisse ordinato un attacco all’Iran, Trump vorrebbe dichiarare la vittoria in breve tempo. Il gruppo da battaglia della portaerei USS Abraham Lincoln è entrato lunedì nell’Oceano Indiano e continua ad avvicinarsi all’Iran, dove potrebbe supportare eventuali operazioni contro il Paese, sia in termini di assistenza negli attacchi che di protezione degli alleati regionali da potenziali ritorsioni iraniane. La Cnn sottolinea inoltre che le ultime minacce di Trump, che ieri ha minacciato di compiere un attacco molto peggiore rispetto a quello di giugno se l’Iran non si siederà rapidamente al tavolo per negoziare un accordo sul nucleare, costituiscono un rapido riorientamento degli obiettivi pubblicamente dichiarati dall’amministrazione Usa; solo poche settimane fa, infatti, Trump aveva preso in considerazione un’azione militare in Iran ma presentandola come un potenziale aiuto ai manifestanti.
L’emittente statunitense, sempre citando diverse fonti, afferma che l’esercito Usa in preparazione di un’eventuale azione sta trasferendo nella regione sistemi di difesa aerea, comprese ulteriori batterie Patriot, per proteggere le forze statunitensi presenti sul posto da possibili ritorsioni iraniane, e gli Usa stanno inoltre pianificando di trasferire nella regione uno o più sistemi di difesa missilistica THAAD. L’aviazione statunitense è pronta inoltre a condurre un’esercitazione aerea di più giorni in Medioriente, che consentirà ai piloti di dimostrare “di poter dispiegare, operare e generare sortite di combattimento in condizioni difficili, in modo sicuro, preciso e insieme ai nostri partner”, ha affermato in una dichiarazione il tenente generale Derek France, comandante dell’AFCENT del Comando Centrale degli Stati Uniti e comandante della Componente Aerea delle Forze Combinate. Non è chiaro perché Trump abbia spostato la sua attenzione sul programma nucleare iraniano, che la scorsa estate aveva dichiarato “distrutto” dagli attacchi Usa. Tuttavia, secondo una persona informata sulle recenti informazioni dei servizi segreti statunitensi in merito, citata dalla Cnn, l’Iran sta cercando di ricostruire i suoi siti nucleari ancora più in profondità nel sottosuolo e resiste da tempo alle pressioni degli Stati Uniti affinché interrompa l’arricchimento dell’uranio. Il regime ha anche impedito all’Aiea di ispezionare i suoi siti nucleari. In mezzo alle minacce di un’azione militare, gli Stati Uniti hanno anche posto delle condizioni preliminari per un incontro con i funzionari iraniani, secondo quanto riferito dalle fonti, tra cui la cessazione definitiva dell’arricchimento dell’uranio, fondamentale per il programma nucleare iraniano, nuove restrizioni al programma missilistico balistico iraniano e la cessazione di ogni sostegno ai proxy iraniani nella regione. Il principale punto di scontro, secondo le fonti citate dalla Cnn, è la richiesta degli Stati Uniti che l’Iran accetti di limitare la gittata dei suoi missili balistici, una questione di grande preoccupazione per Israele, che ha usato gran parte delle sue scorte di missili intercettori abbattendo missili balistici iraniani durante la guerra di 12 giorni dello scorso giugno. L’Iran ha rifiutato e ha detto agli Stati Uniti che avrebbe discusso solo del suo programma nucleare. Gli Stati Uniti non hanno risposto, il che ha lasciato entrambe le parti in un vicolo cieco. Lunedì un funzionario Usa ha dichiarato che l’amministrazione è ancora disposta a dialogare con l’Iran, a condizione che “siano consapevoli dei termini”. “Siamo disponibili a negoziare… come si suol dire, quindi se vogliono contattarci e consapevoli dei termini, allora avremo un colloquio”, ha detto il funzionario ai giornalisti.
La Bbc ha stilato una lista di 7 possibili scenari qualora gli Stati Uniti decidessero di attaccare l’Iran. Il primo prevede attacchi mirati e chirurgici, vittime civili minime e una transizione verso la democrazia. Uno scenario però che la testata britannica definisce “estremamente ottimistico” in quanto l’intervento militare occidentale in Iraq e Libia “non ha portato a una transizione graduale verso la democrazia” sebbene “abbia posto fine a brutali dittature in entrambi i casi”. Nella seconda ipotesi il regime di Teheran sopravviverebbe ma le sue politiche diventerebbero in qualche modo più moderato. Un’opzione che la Bbc definisce come “modello venezuelano”. Nel caso dell’Iran, ciò significherebbe la sopravvivenza della Repubblica islamica, il che non accontenterebbe un gran numero di iraniani, che sarebbe costretta a ridurre il suo sostegno alle milizie in Medioriente, a cessare o ridurre i suoi programmi nazionali sui missili balistici e nucleari, nonché ad allentare la repressione delle proteste. La terza possibilità prevede il crollo del regime e la sua sostituzione con un governo militare. Si tratta – spiega la Bbc – dello scenario che molti analisti pensano possa essere “il più probabile”. “Nella confusione che seguirebbe a eventuali attacchi statunitensi, è possibile che l’Iran finisca per essere governato da un governo militare forte, composto in gran parte da figure dei Pasdaran”, viene spiegato. La quarta possibilità è quella di una reazione dell’Iran con attacchi alle forze statunitensi e ai Paesi vicini. Una chance che “innervosisce” i vicini dell’Iran nel Golfo, tutti alleati degli Usa, in quanto “qualsiasi azione militare statunitense finirebbe per ritorcersi contro di loro”. Il quinto scenario prevede la reazione dell’Iran tramite il posizionamento da parte di Teheran di mine nel Golfo Persico ed in particolare nello Stretto di Hormuz dove ogni anno passano circa il 20% delle esportazioni mondiali di gas naturale liquefatto e tra il 20 e il 25% del petrolio e dei suoi derivati. Una mossa quindi che avrebbe un impatto notevole sul prezzo del greggio. Una sesta via è quella che Teheran possa reagire tentando di affondare una nave da guerra statunitense tramite quello che in gergo viene definito “un attacco a sciame” ovvero il lancio in contemporanena di tanti droni ad alto potenziale esplosivo tale da poter ‘bucare’ anche le eccellenti difese della Marina americana. L’ultimo scenario, definito dalla Bbc “molto concreto” è quello del crollo del regime seguito dal caos. Questa – viene spiegato – sarebbe la soluzione che più spaventa i Paesi vicini dal Qatar all’Arabia Saudita. Nessuno nell’area del Medioriente sarebbe felice di vedere la nazione più grande a livello di popolazione (circa 93 milioni) sprofondare nel caos, innescando una crisi umanitaria e di rifugiati.






