Un lungo serpentone di trattori ha attraversato nella mattinata la via Aurelia, facendo il suo ingresso nella Capitale e dirigendosi verso piazza Irnerio, trasformata per alcune ore nel cuore della protesta degli imprenditori agricoli. Un corteo rumoroso ma ordinato, fatto di bandiere, striscioni e clacson, che ha richiamato l’attenzione di residenti e automobilisti, rallentando il traffico e riportando sotto i riflettori una crisi che il mondo agricolo denuncia da tempo. Coltivatori e allevatori sono tornati a mobilitarsi per il terzo anno consecutivo, chiedendo al Governo maggiori sostegni economici e una revisione profonda dei criteri di distribuzione degli aiuti. Al centro della protesta c’è un dato che gli imprenditori definiscono “inaccettabile”: il 40% dei fondi destinati all’agricoltura finirebbe all’1% delle aziende, per lo più grandi realtà riconducibili a società finanziarie, lasciando le piccole e medie imprese agricole in una condizione di crescente difficoltà. Secondo i manifestanti, le attuali quote di distribuzione dei contributi europei penalizzano fortemente l’Italia, che si collocherebbe al terzultimo posto tra gli Stati membri per capacità di redistribuire le risorse in modo equo. Un meccanismo che, denunciano, ha avuto conseguenze drammatiche sul tessuto produttivo nazionale: in vent’anni il numero delle aziende agricole attive si è dimezzato, con intere aree rurali impoverite e sempre meno giovani disposti a investire nel settore. La protesta non si limita però agli aiuti economici. I rappresentanti del comparto chiedono un confronto diretto con il Governo su temi strutturali che riguardano la sostenibilità stessa dell’attività agricola: dall’aumento dei costi di produzione, al caro carburanti, fino alle difficoltà legate ai cambiamenti climatici. Forte preoccupazione viene espressa anche per l’accordo commerciale “Mercosur” tra l’Unione Europea e i Paesi del Sud America, che secondo gli imprenditori rischia di aprire il mercato a prodotti agricoli d’oltreoceano a condizioni di concorrenza agevolata, senza le stesse garanzie ambientali e sanitarie richieste agli agricoltori europei. In piazza Irnerio, tra cartelli e interventi al megafono, il messaggio è stato chiaro: senza correttivi immediati, il rischio è quello di assistere a un ulteriore declino del settore primario italiano. Una protesta che, ancora una volta, chiede ascolto e risposte concrete, nella speranza che il rombo dei trattori riesca a farsi sentire anche nei palazzi del Governo.






