Ènato a Roma il Centro della fotografia, uno spazio pubblico all’interno dell’ex Mattatoio di Testaccio, che prefigura quel che sarà la “Città delle Arti”. Vuole essere un punto di riferimento per la promozione della cultura fotografica contemporanea. Si inizia con due mostre dedicate ad artisti per cui fotografare è un modo di pensare. Immagini spoglie, nette, in bianco e nero, con un forte contrasto tra figura e sfondo, quelle di Irvin Penn, maestro del ritratto e della fotografia di moda. Corpi rinchiusi in spazi ristretti, l’eleganza incastrata in mondi piccoli come una stanza, in contrasto con il glamour della moda. Ogni scatto è un interrogatorio visivo. I suoi famosi nudi della fine degli anni ’40 fanno del corpo una forma estetica lontana da ogni seduzione. Immagini sbiancate, carta fotografica sovraesposta, quasi un collage. Quando Irving Penn passa al colore esplode la luce. “C’è in tempo e c’è un luogo” è il titolo della mostra di Silvia Camporesi, un viaggio visivo nel suo pensiero mentre riprende un mondo in attesa di senso. Le sue immagini mostrano l’ambiguità tra realtà e finzione, rilasciano frammenti di memoria, sono esercizi di fantasia e poesia casalinga. In un terzo spazio – “Corpi reali e corpi immaginari” – sono esposte anche le opere dell’iraniano Forough Alalei, del giapponese Kensuke Koike e del francese Aliz Marie. Ogni scatto è una invenzione, un pensiero, una reinvenzione. È la fotografia come arte contemporanea.






