domenica, Febbraio 1, 2026

Crocieristi a Civitavecchia, Cerveteri resta a guardare: un’occasione ancora mancata

Tre milioni e mezzo di crocieristi sbarcati ogni anno a Civitavecchia. Un fiume umano fatto di turisti da tutto il mondo, con voglia di scoprire arte, storia, enogastronomia. Un patrimonio potenziale enorme che passa a pochi chilometri da Cerveteri senza mai fermarsi davvero. E la domanda, puntuale come un ritornello, torna a farsi sentire: perché la città etrusca continua a restare fuori dai grandi circuiti delle crociere? È un tema che accompagna la politica locale da decenni. «Bisogna portare i crocieristi a Cerveteri» è forse lo slogan più longevo della storia amministrativa cittadina. Lo ripetono tutti: sindaci, assessori, candidati di ogni colore politico. Soprattutto in campagna elettorale, quando l’idea di intercettare anche solo una minima percentuale di quel gigantesco flusso turistico appare come la chiave di volta per rilanciare economia, commercio e occupazione.Eppure, nonostante annunci, protocolli d’intesa, incontri istituzionali e tavoli tecnici, il risultato  concreto è sempre lo stesso: pullman diretti verso Roma, verso Tarquinia, verso Bracciano. Cerveteri, con la sua Necropoli della Banditaccia – patrimonio UNESCO – con il centro storico, il mare di Campo di Mare e una tradizione culturale unica, rimane ai margini. Le ragioni sono molteplici e spesso note. Mancano collegamenti rapidi e organizzati tra il porto e la città, non esiste un sistema strutturato di accoglienza dedicato ai crocieristi, né pacchetti turistici integrati in grado di competere con le offerte di Roma o di altre destinazioni già consolidate. Anche la promozione internazionale appare frammentata e poco incisiva. Gli operatori turistici locali da tempo chiedono un cambio di passo: accordi stabili con le compagnie di navigazione, itinerari tematici pronti all’uso, guide multilingue, servizi navetta continui, un marketing territoriale capace di presentare Cerveteri come tappa imperdibile e non come alternativa di ripiego. Qualche esperimento in passato c’è stato, ma sempre in forma episodica, senza quella continuità necessaria a creare un vero flusso turistico. E così, mentre Civitavecchia macina record su record, Cerveteri osserva un’opportunità gigantesca scorrere via sotto i propri occhi. La sfida, oggi più che mai, è trasformare un vecchio tormentone in un progetto concreto e condiviso tra Comune, Regione, Autorità Portuale e operatori privati. Perché tre milioni e mezzo di crocieristi sono un’occasione che non può restare, ancora una volta, soltanto una promessa da comizio. Cerveteri ha tutte le carte in regola per diventare una meta internazionale: serve però la volontà – politica e imprenditoriale – di giocarle davvero.

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