venerdì, Aprile 3, 2026

Contro ogni guerra, Palazzo Braschi si illumina di blu

Roma si tinge di blu per ricordare le vittime civili delle guerre e dei conflitti nel mondo. Questa sera, a partire dalle 18:30, la facciata di Palazzo Braschi – sede del Museo di Roma e affacciata su piazza Navona – verrà simbolicamente illuminata in occasione della Giornata nazionale dedicata a quanti, lontano dai campi di battaglia, pagano il prezzo più alto delle violenze belliche. L’iniziativa, che ricorre ogni anno il primo febbraio, è stata adottata ufficialmente dall’Assemblea Capitolina come gesto di sensibilizzazione e vicinanza verso tutte le popolazioni colpite da guerre, persecuzioni e crisi umanitarie. Un segnale visivo forte, pensato per richiamare l’attenzione dei cittadini e dei visitatori della Capitale su una realtà spesso distante geograficamente, ma drammaticamente vicina sul piano umano. A dare notizia dell’illuminazione straordinaria è stato l’assessore alla Cultura di Roma Capitale, Massimiliano Smeriglio, che ha voluto ribadire il valore simbolico dell’iniziativa. «L’impegno per la pace, di Roma Capitale città simbolo di dialogo e cooperazione internazionale, deve essere riaffermato ogni giorno», ha dichiarato l’assessore. «È fondamentale mantenere alta l’attenzione dell’opinione pubblica sui temi della pace, della legalità internazionale, del ripudio della guerra e della tutela dei diritti umani». Le parole di Smeriglio richiamano il ruolo storico e culturale di Roma come crocevia di popoli e civiltà, ma anche come sede di importanti organismi internazionali impegnati nella mediazione e nella solidarietà. L’illuminazione di Palazzo Braschi si inserisce in un calendario più ampio di iniziative promosse in tutta Italia per onorare la memoria delle vittime innocenti e per promuovere una cultura di pace. Per alcune ore, il cuore barocco della città diventerà così un grande messaggio luminoso, un invito silenzioso ma potente a non dimenticare chi, in ogni parte del mondo, continua a subire le conseguenze devastanti dei conflitti armati. Un gesto semplice, ma carico di significato, che riafferma la vocazione di Roma a essere, ancora una volta, capitale di dialogo e di speranza.

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