venerdì, Aprile 3, 2026

Medico aggredito al pronto soccorso: frattura alla colonna vertebrale. “Serve subito un posto di polizia in ospedale”

Un turno di lavoro come tanti, trasformato in pochi istanti in un incubo. È quanto accaduto il 21 gennaio scorso all’ospedale Vannini di Roma, dove il dottor Pasquale Florio, dirigente medico di medicina d’emergenza-urgenza, è stato violentemente aggredito da un paziente all’interno del pronto soccorso. Secondo quanto ricostruito, il professionista stava svolgendo regolarmente il proprio servizio quando, per motivi ancora da chiarire, un uomo in attesa di cure si è scagliato contro di lui. L’aggressione è stata improvvisa e brutale: calci, pugni e spintoni che non hanno lasciato scampo al medico, colto di sorpresa e impossibilitato a difendersi. Il bilancio è drammatico: frattura scomposta alla colonna vertebrale e gravi traumi che hanno reso necessario un lungo ricovero. Florio, attualmente ancora degente nella stessa struttura in cui lavora da anni, dovrà rimanere in ospedale almeno per due mesi. I sanitari non escludono che possa essere necessario un delicato intervento di neurochirurgia per evitare complicazioni future. Un percorso clinico lungo e doloroso che rischia di segnare profondamente non solo la sua carriera, ma anche la sua vita. Raggiunto in reparto dal giornalista Pasquale Notargiacomo, il medico ha voluto raccontare la propria vicenda “perché episodi come questo non si ripetano più”. Con voce provata ma determinata, Florio ha lanciato un appello accorato alle istituzioni e alla direzione sanitaria: «La sicurezza del personale sanitario deve essere presa seriamente in considerazione. Non possiamo continuare a lavorare con la paura di essere aggrediti da un momento all’altro». Il dirigente medico ha denunciato una situazione ormai insostenibile nei reparti d’emergenza, dove tensioni, lunghe attese e carenza di controlli creano un clima sempre più difficile. «Da mesi chiediamo che venga allestito un posto di polizia fisso all’interno dell’ospedale – ha spiegato –. È una misura indispensabile per la salvaguardia di tutti: medici, infermieri e pazienti». Il caso di Florio riaccende i riflettori su un fenomeno purtroppo in crescita: quello delle aggressioni al personale sanitario. Solo negli ultimi anni, in Italia, si sono moltiplicati gli episodi di violenza nei pronto soccorso, tanto da spingere ordini professionali e sindacati a chiedere interventi urgenti. Mentre proseguono le indagini sull’aggressore e sulle dinamiche dell’accaduto, la vicenda del dottor Florio resta un monito doloroso: dietro un camice bianco c’è una persona che merita rispetto e tutela. E che non dovrebbe mai temere per la propria incolumità mentre si prende cura degli altri.

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