Il Tribunale del Riesame ha depositato un provvedimento di circa 80 pagine con cui ha motivato la decisione del 9 gennaio di mantenere gli arresti domiciliari nei confronti di Roberto Palumbo, responsabile della struttura di nefrologia dell’ospedale Sant’Eugenio di Roma. Il medico era stato arrestato il 5 dicembre con l’accusa di corruzione, fermato in flagranza mentre, secondo la Procura, riceveva una tangente. L’episodio contestato sarebbe avvenuto all’interno di un’automobile, dove sarebbe stata consegnata una somma di 3.000 euro. Nell’inchiesta risulta coinvolto anche l’imprenditore Maurizio Terra, amministratore unico del centro di dialisi accreditato Dialeur, arrestato nello stesso contesto. Secondo l’impianto accusatorio, il pagamento sarebbe stato parte di un più ampio meccanismo di scambio. Gli inquirenti ipotizzano che Palumbo avrebbe orientato i pazienti dalle strutture pubbliche verso centri privati considerati “amici”, ottenendo in cambio vantaggi economici e benefici personali, tra cui: regalie come viaggi, cene e beni di lusso, utilità indirette, e assunzione della compagna con un contratto di collaborazione ritenuto fittizio. Nel provvedimento, i magistrati sottolineano che non sono oggetto di contestazione le competenze professionali del medico, ma le condotte ritenute penalmente rilevanti. Il Tribunale definisce tali comportamenti gravi e reiterati. Secondo quanto riportato negli atti, il medico avrebbe sfruttato le difficoltà del sistema pubblico nel garantire cure tempestive ai pazienti dializzati, utilizzando tale situazione per massimizzare i profitti personali. I legali di Roberto Palumbo stanno valutando la presentazione di un ricorso alla Corte di Cassazione, con l’obiettivo di ottenere una nuova decisione sulla misura cautelare. L’indagine coinvolge il sistema sanitario pubblico e privato di Roma e del Lazio, con particolare attenzione ai rapporti tra ospedali pubblici e strutture convenzionate nel settore della dialisi.






