Supera i 100mila euro la cifra che ogni anno il Comune di Viterbo spende per rimborsare i consiglieri del cosiddetto “parlamentino” di Palazzo dei Priori. Un costo che pesa sul bilancio dell’ente e che riaccende periodicamente il dibattito sull’effettiva sostenibilità delle spese legate alla politica locale. Secondo i dati emersi dagli uffici comunali, i rimborsi riguardano principalmente le indennità per la partecipazione alle sedute di consiglio e di commissione, oltre ai permessi retribuiti riconosciuti ai consiglieri lavoratori dipendenti. Somme previste dalla normativa nazionale, ma che nel loro complesso raggiungono ogni anno un importo considerevole. Il meccanismo è noto: i datori di lavoro dei consiglieri che si assentano per motivi istituzionali anticipano le somme dovute e poi chiedono il rimborso al Comune. A queste voci si aggiungono gettoni di presenza e altre spese accessorie, che fanno lievitare il totale ben oltre la soglia simbolica dei 100mila euro. Un esborso che, in tempi di bilanci sempre più risicati e di servizi da garantire, non manca di suscitare polemiche tra i cittadini. C’è chi chiede maggiore trasparenza e chi propone una revisione del sistema, magari riducendo il numero delle commissioni o limitando i compensi. Dal Comune ricordano però che si tratta di costi obbligatori, regolati da leggi nazionali e difficilmente comprimibili senza interventi normativi. Resta comunque aperta la riflessione sull’opportunità di razionalizzare le spese della macchina amministrativa, in un momento in cui a Viterbo, come in molte altre città italiane, le priorità sembrano essere ben altre. Il tema è destinato a tornare al centro dell’attenzione, soprattutto in vista della prossima approvazione del bilancio comunale, quando ogni voce di spesa sarà nuovamente passata al setaccio.






