lunedì, Febbraio 9, 2026

Arrestati in Iran tre esponenti del campo riformista per “coordinamento con la propaganda nemica”

Le autorità iraniane hanno arrestato tre figure riformiste, tra cui il capo della coalizione iraniana del Fronte Riformatore, Azar Mansouri, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Fars. “Azar Mansouri, Ebrahim Asgharzadeh e Mohsen Aminzadeh sono stati arrestati dalle istituzioni di sicurezza e giudiziarie”, ha dichiarato l’agenzia. “Le accuse contro questi individui includono attacchi all’unità nazionale, presa di posizione contro la Costituzione, coordinamento con la propaganda nemica, promozione della resa, deviazione di gruppi politici e creazione di meccanismi sovversivi segreti”, ha aggiunto. L’agenzia di stampa Mizan Online, appartenente alla magistratura, ha anche riferito che diverse persone sono state arrestate oggi, ma non le ha identificate. “Dopo aver completato l’indagine sulle azioni e le attività di alcuni importanti elementi politici a sostegno del regime sionista e degli Stati Uniti, quattro membri di questo gruppo sono stati accusati di reati, e gli elementi attivi che lavoravano a favore del regime sionista e degli Stati Uniti sono stati arrestati”, ha dichiarato Mizan. Mansouri, 60 anni, era consigliere dell’ex presidente riformista Mohammad Khatami. In seguito alle proteste iniziate in Iran a dicembre, ha pubblicato su Instagram che “quando tutte le vie per essere ascoltati sono chiuse, la protesta scende in piazza”, aggiungendo che “la repressione è il modo peggiore per affrontare i manifestanti”. Riferendosi alla morte di migliaia di persone durante le proteste, ha poi affermato: “Non abbiamo accesso ai media, ma diciamo alle famiglie in lutto: non siete soli”. Ha aggiunto che “nessun potere, nessuna giustificazione e nessun tempo possono cancellare questo grande disastro”. In piazza Palestina a Teheran è comparso un cartello gigante con una nuova minaccia contro Israele scritta anche in ebraico e la mappa del distretto di TelAviv e della zona centrale del Paese. “Di fronte alla pioggia dimissili, questa è una piccola area!”, recita la mega installazione con una serie di obiettivi e un pulsante rosso conla scritta ‘Fire’. L’attivista Nobel nel 2023, Narges Mohammadi, sconta già oltre 25 anni di carcere, da sette giorni era in sciopero della fame, gli attivisti denunciano le sue precarie condizioni di salute e la detenzione illegale. Si aggiungono altri sei anni di carcere alla condanna già gravosa inferta alla premio Nobel per la pace iraniana Narges Mohammadi da parte delle autorità giudiziarie iraniane. A renderlo noto oggi, il suo avvocato, Mostafa Nili. L’accusa mossa alla 53enne attivista è di “raduno” e “collusione” – riferisce Iran International – per attività di propaganda. Una sorta di accusa di cospirazione. Alla pena si aggiunge il divieto di due anni di lasciare l’Iran e di due anni d’esilio nella città di Khosf, nella provincia orientale del Khorasan meridionale. Il 12 dicembre scorso, Mohammadi fu arrestata e picchiata dai Pasdaran a Mashhad dove è detenuta, nel nord-est dell’Iran mentre partecipava alle esequie di Khosrow Alikordi, un noto avvocato dei diritti umani trovato morto nel suo ufficio in circostanze sospette. “I colloqui Iran-Stati Uniti, svoltisi venerdì in Oman con il sostegno dei governi amici della regione, hanno rappresentato un passo avanti”, ha affermato il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, sottolineando: “Il dialogo è sempre stata la nostra strategia per una risoluzione pacifica delle controversie. Rifiutiamo la coercizione e rispettiamo il diritto internazionale per quanto riguarda il nostro programma nucleare”.
“La nazione iraniana ha sempre risposto rispetto con rispetto, ma non tollererà il linguaggio della forza”, ha aggiunto Pezeshkian in un post pubblicato oggi sul suo account X.

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