“Il presidente Trump è colui che stabilirà le linee rosse nelle trattative in corso tra noi e gli iraniani”. Lo ha dichiarato il vicepresidente americano, JD Vance, parlando con i giornalisti nell’ambito della sua visita in Armenia. “Il presidente Trump terrà diverse buone discussioni con i membri del suo team negoziale e deciderà cosa fare riguardo all’Iran”, ha evidenziato il numero due della Casa Bianca. Iran e Stati Uniti sono disposti a proseguire nei negoziati e non vi è attualmente alcun rischio di conflitto imminente fra le due parti: lo ha dichiarato il ministro degli Esteri turco, Hakan Fidan, intervistato dalla rete televisiva CNN Turk. “La questione iraniana occupa gran parte della nostra agenda. La regione non può sopportare un altro conflitto. Stiamo utilizzando tutti i metodi disponibili per prevenirlo”, ha spiegato Fidan. Il segnale fondamentale appare la volontà di entrambe le parti di proseguire il dialogo: “Il processo negoziale richiede un approccio più creativo, ma in questa fase non vi sono indicazioni di preparativi per uno scenario militare”, ha concluso. In diverse telefonate con i suoi omologhi di Turchia, Egitto e Arabia Saudita, il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha informato i colleghi sugli ultimi sviluppi relativi ai negoziati indiretti tra la Repubblica islamica dell’Iran e gli Stati Uniti a Muscat. Secondo quanto riporta l’agenzia ufficiale Irna, Araghchi ha definito i colloqui “un buon inizio”, ma allo stesso tempo “ha sottolineato la necessità di eliminare la sfiducia verso le intenzioni e gli obiettivi della parte americana”. Dal canto loro, i ministri degli Esteri dei Paesi della regione, continua Irna, hanno sottolineato l’importanza di proseguire il dialogo “per raggiungere una soluzione politica e diplomatica e prevenire qualsiasi escalation delle tensioni e hanno ritenuto che il successo di questi negoziati sia importante per la stabilità e la sicurezza della regione”. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu partirà domani da Tel Aviv per dirigersi a Washington, dove mercoledì incontrerà alla Casa Bianca il presidente statunitense Donald Trump. Lo riferisce il quotidiano Haaretz, precisando che il premier dovrebbe fare ritorno in Israele venerdì. Secondo le fonti del giornale, al centro dei colloqui sarà l’Iran, con particolare focus sul nucleare, sull’arsenale missilistico e sul sostegno ai proxy regionali. Un altro politico riformista di spicco è stato arrestato in Iran nell’ambito di quella che ormai appare come una campagna di epurazioni tra chi, anche all’interno del sistema, ha criticato le autorità per la brutale repressione delle ultime proteste anti-governative.
Come riporta il servizio in farsi della Bbc, Ali Shakouri-Rad, ex parlamentare, è stato arrestato pochi giorni dopo aver accusato le forze di sicurezza di aver deliberatamente intensificato e persino inscenato la violenza esplosa nelle piazze a gennaio, per legittimare la repressione feroce delle proteste. Il caso di Shakouri-Rad rientra nel quadro di una più ampia epurazione del campo moderato, che ieri ha visto l’arresto da parte dei Pasdaran di Azar Mansouri, la leader del Fronte Riformista, l’ombrello che raggruppa le formazioni riformiste e che nel 2024 ha sostenuto la campagna elettorale dell’attuale presidente iraniano, Massoud Pezeshkian. “Esprimiamo vicinanza ai medici e agli operatori sanitari imprigionati in Iran e condanniamo la repressione e le terribili condizioni in cui sono costretti a operare”. Lo ha dichiarato il presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici (Fnomceo), Filippo Anelli, sottolineando che “giungono notizie di almeno 15 medici e operatori torturati per estorcere testimonianze, a rischio di esecuzione – ha aggiunto il presidente Anelli – è dovere etico universale dei medici di curare senza discriminazioni. – ha concluso – Questi medici rappresentano tutta la comunità medica e la loro voce deve essere sostenuta a livello internazionale”.






