Cerveteri ha celebrato questa mattina il Giorno del Ricordo, la ricorrenza nazionale del 10 febbraio dedicata alla memoria delle vittime delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata. L’Amministrazione comunale si è riunita per una cerimonia istituzionale carica di significato, svoltasi davanti alla targa commemorativa posta dal Comune, alla presenza delle autorità civili e militari, delle Forze dell’Ordine, delle Associazioni d’Arma e del volontariato locale. Un momento solenne e partecipato, durante il quale la sindaca Elena Gubetti ha voluto ripercorrere una delle pagine più drammatiche e dolorose della storia italiana. «Siamo qui per rendere omaggio a chi fu torturato e gettato negli inghiottitoi naturali delle foibe, spesso ancora vivo», ha dichiarato la prima cittadina nel suo intervento, richiamando il dovere della memoria collettiva.Per dare voce concreta a quell’orrore, la sindaca ha letto un passaggio della testimonianza di Graziano Udovisi, uno dei pochi sopravvissuti ai massacri, apace di raccontare in prima persona il dramma di quegli anni. «Per troppi anni su queste grida è calata una cortina di silenzio ingiustificabile», ha sottolineato Gubetti, ricordando come solo attraverso la verità storica sia possibile onorare realmente le vittime. Nel suo discorso ha richiamato anche le parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha più volte ribadito la necessità di fare luce su quei fatti per rimarginare le ferite ancora aperte. La cerimonia è stata accompagnata dalle toccanti note del “Silenzio”, eseguite dal musicista Michael Supnick, mentre la conduzione è stata affidata a Giacomino Rinaldi. Un momento di raccoglimento che ha unito istituzioni e cittadini nel segno del rispetto e della memoria. «Fare memoria deve produrre in noi degli anticorpi – ha concluso la sindaca –. In un momento storico segnato da nuovi conflitti, il nostro dovere è proteggere la convivenza pacifica e diffondere la verità storica tra i giovani, affinché il buio non nasconda mai più la dignità delle vittime». Un messaggio forte e attuale, che ha chiuso una commemorazione capace di trasformare il ricordo in impegno civile per il presente e per il futuro.






