martedì, Febbraio 10, 2026

L’esilio della comunità giuliano dalmata a Roma

Sono arrivati nel Quartiere Giuliano-Dalmata a Roma a partire dal 1948, dopo aver perso tutto, gli esuli italiani da Istria, Fiume, Dalmazia, parte della Venezia Giulia. Erano all’inizio poche migliaia di persone, alloggiate nel villaggio operaio utilizzato per realizzare l’Eur. Qui hanno ricostruito il loro mondo, come raccontano le mattonelle di una mappa realizzata in piazza. Zara, Pola, Fiume, Rovigno, città multietniche in terre di frontiera, ricche di culture e lingue diverse. Una storia che si misura in secoli. Con il Novecento arrivò l’esaltazione delle nazionalità, l’esasperazione delle identità, la radicalizzazione della violenza, tentativi reciproci di assimilazione forzata, totalitarismi.Sul confine orientale, accadde di tutto. L’invasione italiana del Regno jugoslavo, la caduta del fascismo, l’occupazione nazista, la  persecuzione degli ebrei, i bombardamenti, l’imporsi di un nuovo ordine mondiale. Per gli italiani l’esito furono gli eccidi: uccisi a migliaia, nei campi di concentramento, nelle miniere, nelle foibe, affogati in mare. E poi la fuga, in più di 300 mila partirono esuli. Ma il legame con quelle terre non si è mai spezzato. Oggi, dopo decenni di silenzio, il lavoro sulla storia e sulla memoria ha dato i suoi frutti.

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