La Tuscia orientale torna sotto la lente d’ingrandimento per le sue fragilità idrogeologiche. A preoccupare tecnici e amministratori è soprattutto la propensione alla franosità dei territori che, da nord a sud, si affacciano sulla valle del Tevere. Un’area ampia e articolata che comprende comuni come Castiglione in Teverina, Civitella d’Agliano, Celleno, Civita di Bagnoregio, Bomarzo, Mugnano, Orte, Civita Castellana, Bassano in Teverina e Calcata. «Le due criticità maggiori dal punto di vista idrogeologico che ha Viterbo riguardano proprio la fragilità dei comparti orientali», spiegano fonti tecniche, sottolineando come la conformazione geomorfologica del territorio – caratterizzata da calanchi, pendii argillosi e formazioni tufacee – renda l’area particolarmente esposta a fenomeni di dissesto. La natura argillosa dei versanti, soggetta a dilavamento e movimenti superficiali in occasione di piogge intense, favorisce frane e smottamenti, soprattutto nei periodi autunnali e invernali. In alcuni casi si tratta di movimenti lenti e progressivi, in altri di cedimenti improvvisi che possono interessare strade provinciali, terreni agricoli e perfino aree abitate. Civita di Bagnoregio, simbolo della fragilità geologica italiana, rappresenta l’emblema di questo equilibrio precario tra uomo e natura: il borgo, costruito su un banco tufaceo circondato da valloni argillosi, è oggetto da anni di interventi di consolidamento e monitoraggio continuo. Ma situazioni simili, seppur meno note, interessano anche centri come Celleno, Bomarzo o Calcata, dove la morfologia del territorio impone costanti opere di manutenzione e prevenzione. Non va meglio a sud, nei territori di Orte e Civita Castellana, dove la presenza di infrastrutture strategiche – linee ferroviarie, arterie stradali e insediamenti industriali – rende ancora più delicato il tema della stabilità dei versanti. Qui il rischio idrogeologico si intreccia con la necessità di garantire sicurezza e continuità dei collegamenti. Gli esperti sottolineano come il cambiamento climatico, con precipitazioni sempre più intense e concentrate in brevi periodi, stia accentuando la vulnerabilità di questi territori. La combinazione tra piogge violente e suoli già instabili aumenta il rischio di dissesti, rendendo indispensabili piani di monitoraggio, manutenzione dei fossi e consolidamento dei pendii. Le amministrazioni locali, in collaborazione con Regione e Autorità di Bacino, stanno lavorando su interventi di messa in sicurezza e su progetti finanziati con fondi nazionali ed europei. Tuttavia, la vastità dell’area interessata e la complessità geologica rendono il percorso lungo e oneroso. La Tuscia orientale, con i suoi borghi arroccati e i paesaggi mozzafiato che si affacciano sulla valle del Tevere, resta uno dei territori più affascinanti del Lazio. Ma dietro la bellezza si nasconde una fragilità strutturale che richiede attenzione costante, programmazione e investimenti per prevenire emergenze e tutelare comunità e patrimonio storico.






