Le Salzare di Ardea continuano a rappresentare un territorio in bilico tra illegalità e abbandono. Con i suoi 706 ettari di terreno comunale, l’area ospita da anni centinaia di costruzioni abusive, alcune delle quali abbattute, ma molte ancora in piedi, sfidando le normative e le regole sul piano urbanistico. Nonostante la proprietà comunale e l’evidente irregolarità degli insediamenti, chi vive in zona sembra non avere alcuna intenzione di andarsene. Le case restano, così come le persone, creando una sensazione di limbo permanente in cui le regole esistono solo sulla carta. Un anno fa, le Salzare erano state poste sotto sequestro per inquinamento ambientale, un provvedimento che, almeno formalmente, avrebbe dovuto segnare un cambio di passo nella gestione dell’area. Tuttavia, la realtà sul campo racconta una storia diversa: il degrado persiste, con discariche a cielo aperto, rifiuti abbandonati e veicoli bruciati, mentre la presenza umana rimane stabile e organizzata, sfidando gli interventi delle autorità. Gli esperti sottolineano come la combinazione di abusivismo edilizio, inquinamento e microcriminalità renda le Salzare un’area complessa da gestire e da bonificare. Non basta il sequestro: servono interventi strutturali, continui e coordinati per ripristinare legalità e sicurezza, obiettivi che al momento sembrano lontani. La zona, così, rimane un simbolo della difficoltà di conciliare controllo del territorio e rispetto delle regole in ampie aree urbane abbandonate.






