giovedì, Febbraio 19, 2026

L’inchiesta partita due anni fa

È partita nel 2024 da una comunità per anziani di Nettuno l’inchiesta che oggi si allarga fino ad Ardea, delineando un quadro definito dagli investigatori “allarmante”. A far scattare il primo campanello d’allarme è stato il familiare di un’ospite, insospettito dalle condizioni in cui viveva la congiunta e dalla gestione poco chiara delle sue risorse economiche. Quando i Carabinieri sono entrati nella struttura, si sono trovati davanti a una realtà priva delle necessarie autorizzazioni e senza personale qualificato. All’interno vivevano sei anziani, alcuni con disabilità e patologie importanti, in ambienti che – secondo quanto emerso – non rispettavano i requisiti minimi di abitabilità e sicurezza rispetto alle loro esigenze sanitarie e assistenziali. I locali sarebbero risultati inadeguati sotto il profilo igienico-sanitario e organizzativo. Gli ospiti sono stati trasferiti in strutture idonee, mentre per le due amministratrici di sostegno che gestivano la comunità è scattata la denuncia per abbandono di persone incapaci. Ma quello sarebbe stato soltanto il primo tassello di un’indagine più ampia. Approfondendo la posizione delle due donne, i militari hanno ricostruito un sistema che – secondo l’accusa – andava ben oltre la gestione irregolare della struttura. Le indagate, infatti, oltre a quattro degli anziani ospitati nella comunità, avevano la tutela di altri soggetti fragili residenti anche tra Ardea e i Castelli Romani. Per tutti gestivano le risorse finanziarie: pensioni di invalidità, assegni di inclusione, contributi pubblici e altre provvidenze economiche destinate al sostegno delle persone non autosufficienti. Denaro che, secondo l’ipotesi investigativa, sarebbe stato amministrato senza una contabilità trasparente e senza rendicontazioni puntuali. Le verifiche sui conti correnti avrebbero fatto emergere movimenti sospetti e prelievi ritenuti non giustificati rispetto alle necessità degli assistiti. I Carabinieri contestano numerose condotte illecite, tra cui peculato, falso e circonvenzione di incapace. Solo una minima parte delle somme percepite sarebbe stata effettivamente destinata alla cura e al mantenimento degli anziani, mentre il resto – sempre secondo l’accusa – sarebbe stato distratto per finalità diverse. Un quadro inquietante che ha portato all’adozione di misure cautelari e all’apertura di ulteriori approfondimenti per verificare la presenza di altre eventuali vittime. L’indagine prosegue per accertare responsabilità e ricostruire nel dettaglio i flussi di denaro, mentre per gli indagati resta fermo il principio di presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.

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