venerdì, Febbraio 20, 2026

Femminicidio Ilaria Sula. Sentenza attesa per maggio

Sarà maggio il mese della verità giudiziaria per l’omicidio di Ilaria Sula, la giovane uccisa dall’ex fidanzato al termine di una relazione segnata – secondo quanto emerso in aula – da gelosia, controllo e pedinamenti. Un delitto che ha scosso la Capitale e riacceso il dibattito sulla violenza di genere, lasciando una famiglia sospesa tra dolore e attesa: “Senza di lei si sopravvive”, hanno detto i familiari, parole che restituiscono il senso di una perdita impossibile da colmare. L’imputato, reo confesso, è comparso davanti ai giudici del tribunale di Roma. In queste settimane il processo è entrato nel vivo con l’ascolto dei testimoni e dei consulenti, chiamati a ricostruire non solo la dinamica dell’omicidio ma anche il contesto relazionale che lo ha preceduto. Al centro, il comportamento ossessivo del ragazzo dopo la fine della relazione: accessi ripetuti sotto casa, messaggi insistenti, tentativi di controllo dei movimenti della giovane.

Le testimonianze: “La seguiva, voleva sapere con chi fosse”

Amici e conoscenti hanno raccontato in aula di una presenza costante, ingombrante. “La seguiva, voleva sapere con chi fosse, controllava i suoi orari”, ha riferito una testimone. Secondo quanto emerso, il giovane avrebbe spiato i profili social della ex, presentandosi in luoghi che lei frequentava abitualmente. Un controllo che, stando alle deposizioni, sarebbe diventato più pressante dopo la decisione di lei di interrompere definitivamente il rapporto. Gli inquirenti hanno ricostruito i giorni precedenti al delitto attraverso tabulati telefonici, messaggi e immagini di videosorveglianza. Un mosaico che – nella ricostruzione dell’accusa – delineerebbe una escalation di comportamenti persecutori culminata nell’omicidio. La Procura contesta l’aggravante della premeditazione, sostenendo che il ragazzo avesse maturato nel tempo l’intenzione di colpire.

Il giorno dell’omicidio

La ricostruzione della giornata in cui Ilaria è stata uccisa è stata al centro di una lunga udienza tecnica. I consulenti hanno illustrato spostamenti, orari, compatibilità tra le dichiarazioni dell’imputato e gli elementi oggettivi raccolti. Il giovane ha ammesso le proprie responsabilità, ma restano da chiarire alcuni passaggi, soprattutto rispetto alla pianificazione e alla dinamica esatta dell’aggressione. In aula, i genitori di Ilaria hanno assistito in silenzio. La madre ha stretto tra le mani una fotografia della figlia. “Non ci sarà mai una vera giustizia – hanno dichiarato attraverso il loro legale – ma chiediamo una condanna che riconosca la gravità di quanto accaduto”. Poi quella frase, diventata il simbolo del loro lutto: “Senza di lei si sopravvive”. Non vivere, ma sopravvivere.

L’attesa per la sentenza

La sentenza è attesa per maggio. L’accusa ha chiesto una pena esemplare, sottolineando la necessità di riconoscere non solo l’omicidio ma il contesto di controllo e dominio che lo avrebbe preceduto. La difesa, pur non contestando la responsabilità materiale del giovane, punta a escludere la premeditazione e a far valere le attenuanti. Intanto, fuori dal tribunale, associazioni e cittadini hanno organizzato presìdi e momenti di raccoglimento. Il nome di Ilaria si è aggiunto a quello di tante altre donne vittime di femminicidio, in una scia di sangue che interroga la società intera. A maggio arriverà il verdetto. Per la famiglia Sula non sarà la fine del dolore, ma forse l’inizio di un percorso diverso. “La nostra vita è spezzata – hanno detto – ma per lei continueremo a chiedere verità”.

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