venerdì, Febbraio 20, 2026

Usa, la Corte suprema ha annullato i dazi. L’ira di Trump: “Vergogna ma ho un piano di riserva”

La Corte Suprema degli Stati Uniti, nonostante i membri conservatori siano in maggioranza, ha annullato i dazi doganali imposti da Donald Trump in base alla legge del 1977 sui poteri economici di emergenza internazionali (IEEPA): secondo i giudici il presidente Usa non ne aveva l’autorità, a causa di un principio giuridico noto come “dottrina delle questioni importanti”. Sono circa due terzi di quelli decisi dalla Casa Bianca negli ultimi 13 mesi, ne restano altri emanati su diversi presupposti legali. La dottrina richiede che le azioni dell’esecutivo del governo di “grande rilevanza economica e politica” debbano essere autorizzate dal Congresso, cioè dal Senato e dalla Camera di Washington. Il presidente della Corte John Roberts, citando una precedente sentenza della Corte Suprema, ha scritto che “il presidente deve ‘indicare una chiara autorizzazione del Congresso’ per giustificare la sua straordinaria affermazione del potere di imporre dazi”, aggiungendo: “Non può farlo”. Trump ha definito “una vergogna” la sentenza della Corte Suprema che ha annullato i suoi dazi doganali durante la colazione alla Casa Bianca con i governatori questa mattina, secondo due fonti citate dalla Cnn. Avrebbe detto ai presenti che ha in mente un piano di riserva. “Prendiamo atto della decisione e la stiamo analizzando con attenzione”, ha dichiarato Olof Gill, portavoce della Commissione europea, aggiungendo di attendere “chiarimenti” dall’amministrazione americana “sulle misure che intende adottare in risposta a questa decisione”. “Le imprese di entrambe le sponde dell’Atlantico dipendono dalla stabilità e dalla prevedibilità delle relazioni commerciali. Per questo continuiamo a sostenere la necessità di dazi doganali bassi e a lavorare per la loro riduzione”, ha spiegato. “Il Regno Unito gode dei dazi reciproci più bassi a livello globale e, in qualsiasi scenario, ci aspettiamo che la nostra posizione commerciale privilegiata con gli Stati Uniti continui”, ha dichiarato un portavoce del governo britannico in un comunicato. “Lavoreremo con l’amministrazione statunitense per capire in che modo la sentenza influenzerà i dazi per il Regno Unito e il resto del mondo”. La decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti “rafforza la posizione del Canada” secondo cui i dazi doganali imposti da Donald Trump sono “ingiustificati”, ha affermato venerdì Dominic LeBlanc, ministro canadese responsabile delle relazioni commerciali tra Canada e Stati Uniti. Trump ha sfruttato i dazi, ossia le tasse doganali sui beni importati, come strumento chiave di politica economica ed estera. Essi sono stati al centro di una guerra commerciale globale che Trump ha avviato dopo l’inizio del suo secondo mandato come presidente, una guerra che ha allontanato i partner commerciali, influenzato i mercati finanziari e causato incertezza economica a livello globale. La Corte Suprema è giunta alla sentenza di oggi in seguito a una contestazione legale da parte delle imprese colpite dai dazi e di 12 Stati Usa, la maggior parte dei quali governati dai democratici, contro l’uso senza precedenti di questa legge da parte di Trump per imporre unilateralmente le tasse sulle importazioni. Si prevedeva che i dazi di Trump avrebbero generato nei prossimi dieci anni trilioni di dollari di entrate per gli Stati Uniti, che possiedono la più grande economia del mondo. L’amministrazione Trump non ha fornito dati sulla riscossione dei dazi dal 14 dicembre. Ma gli economisti del Penn-Wharton Budget Model hanno stimato che l’importo riscosso dai dazi di Trump sulla base dell’IEEPA ammontava a oltre 175 miliardi di dollari. E tale importo ora andrà probabilmente essere rimborsato. Trump ha descritto i dazi come fondamentali per la sicurezza economica degli Stati Uniti, prevedendo che senza di essi il Paese sarebbe indifeso e rovinato. A novembre Trump ha dichiarato ai giornalisti che senza i suoi dazi “il resto del mondo riderebbe di noi perché ci ha imposto dazi per anni e ha approfittato di noi”. Dopo che la Corte Suprema ha ascoltato le argomentazioni relative al caso a novembre, Trump ha dichiarato che avrebbe preso in considerazione delle alternative qualora la sentenza fosse stata contraria alle sue tariffe, dicendo ai giornalisti che “dovremo sviluppare un piano B'”. Il segretario al Tesoro Scott Bessent e altri funzionari dell’amministrazione hanno affermato che gli Stati Uniti avrebbero invocato altre giustificazioni legali per mantenere il maggior numero possibile delle tariffe di Trump. Tra queste figurano, tra l’altro, una disposizione di legge che consente l’imposizione di dazi sui beni importati che minacciano la sicurezza nazionale degli Stati Uniti e un’altra che consente azioni di ritorsione, compresi dazi doganali, nei confronti dei partner commerciali che l’Ufficio del Rappresentante commerciale degli Stati Uniti ritiene abbiano utilizzato pratiche commerciali sleali nei confronti degli esportatori americani. Nessuna di queste alternative tuttavia offriva la flessibilità e la forza bruta che l’IEEPA garantiva a Trump e potrebbe non essere in grado di replicare tempestivamente l’intera portata dei suoi dazi. Il 2 aprile, in una data che Trump aveva definito Liberation Day il presidente aveva annunciato quelli che ha definito dazi “reciproci” sulle merci importate dalla maggior parte dei partner commerciali degli Stati Uniti, invocando l’IEEPA per affrontare quella che ha definito un’emergenza nazionale legata al deficit commerciale degli Stati Uniti, sebbene gli Stati Uniti registrassero già da decenni un deficit commerciale. Nel febbraio e marzo del 2025, Trump ha invocato l’IEEPA per imporre dazi alla Cina, al Canada e al Messico, citando il traffico di fentanil, un antidolorifico spesso abusato, e di droghe illegali negli Stati Uniti come emergenza nazionale. Trump ha utilizzato i dazi per ottenere concessioni e rinegoziare accordi commerciali, nonché come arma per punire i paesi che hanno suscitato la sua ira su questioni politiche non commerciali. Queste vanno dal processo intentato dal Brasile contro l’ex presidente Jair Bolsonaro, agli acquisti di petrolio russo da parte dell’India che contribuiscono a finanziare la guerra della Russia in Ucraina, fino a una pubblicità contro i dazi della provincia canadese dell’Ontario.

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